Corso di Scrittura Creativa, terza lezione: il vangelo secondo Carver

0
51

Il mestiere di scrivere raccoglie le lezioni, gli esercizi, i consigli e le note sulla scrittura di uno dei maestri della narrativa americana. Raymond Carver nel corso della sua vita ha sempre affiancato al «lavoro di scrittore» quello di insegnante; nella convinzione che il talento dovesse accordarsi con le intenzioni e la tecnica, e potesse svilupparsi attraverso il metodo. È veramente possibile insegnare a scrivere? Domanda da un milione di dollari, che tanti scrittori (affermati e non solo) tante volte si sono posti. Tra questi, paradossalmente, anche un autore di culto come Raymond Carver che, a partire dagli anni ’70, tenne corsi di scrittura creativa presso il prestigiosissimo Iowa Writers Workshop.

Nonostante i dubbi che hanno talvolta assalito l’autore sull’utilità o meno di insegnare tecniche di scrittura, la verità è che questo periodo della sua esistenza lo ha condotto verso riflessioni che hanno avuto notevole impatto ed efficacia sia sul proprio lavoro letterario, sia sulla produzione narrativa (e nondimeno sulla vita) dei suoi allievi.  grazie al suo editor Gordon Lish) – Carver incita a liberarsi dal superfluo, allo stesso tempo incoraggia a uno stile che sia il più possibile personale. Questo perché lo considera il modo con cui ogni scrittore dovrebbe essere in grado di ricreare il mondo. La lezione più incisiva e, forse, più inaspettata che traspare dalle pagine di questo libro sembra essere la supremazia dell’esperienza su qualunque tipo di trucco narrativo che Carver confessava, invece, di detestare.

Fare tesoro delle proprie esperienze, dare vita a uno stile autentico ma soprattutto avere la capacità di sorprendersi:

A costo di sembrare sciocco, uno scrittore a volte deve essere capace di rimanere a bocca aperta davanti a qualcosa, qualsiasi cosa – un tramonto o una scarpa vecchia – colpito da uno stupore semplicemente assoluto.

Cio’ detto, c’è un altro libro di Carver che chiunque voglia scrivere deve leggere assolutamente: sto parlando di Niente trucchi da quattro soldi. Consigli per scrivere onestamente. Qua e là troviamo delle perle, dei consigli caldi e sinceri per scrivere, ma soprattutto per scrivere onestamente, che per quanto mi riguarda è il primo grandino verso una scrittura di valore. Il libro costa pochissimo e va comprato (come tutti i libri), ma permettevi di stimolarvi l’appetito con alcune brevi citazioni.

1. Uno scrittore che ha una maniera particolare di guardare le cose e riesce a dare espressione artistica alla sua maniera di guardare le cose, è uno scrittore che durerà per un pezzo.

2. Gli scrittori non hanno bisogno di ricorrere a trucchetti e trovatine né sta scritto che essi debbano sempre essere i più in gamba di tutti.

3. Le parole possono essere precise anche al punto di apparire piatte, l’importante è che siano cariche di significato; se usate bene, possono toccare tutte le note.

4. Uno scrittore in erba ha bisogno di altrettanto, anzi, direi perfino di maggiore, incoraggiamento di altri giovani in procinto di iniziare una processione.

5. Mi piace pasticciare con i miei racconti. Preferisco armeggiare intorno a un racconto dopo averlo scritto e poi armeggiarci di nuovo in seguito, cambiando una cosa qui e una cosa lì, piuttosto che scriverlo la prima volta.

6. Scrivere è un lavoro duro e solitario ed è facilissimo imboccare la strada sbagliata. Se facciamo bene il nostro mestiere, noi insegnanti di scrittura creativa svolgiamo una funzione “in negativo” quantomai necessaria. Se valiamo qualcosa come insegnanti, dovremmo insegnare ai giovani scrittori come non scrivere e a insegnarsi da soli come non scrivere.

7. Quando si finisce di leggere un bellissimo racconto e si mette via il libro, ci si dovrebbe fermare un momento, come per riprendersi. In questo momento, se lo scrittore è riuscito nel suo intento,ci dovrebbe essere il senso di una comunione emotiva e intellettuale. O, se non proprio una comunione, perlomeno la sensazione che le disparità di una situazione cruciale ci sono state presentate sotto una nuova luce e questo è per noi un punto di partenza. La migliore narrativa, quella di cui stiamo parlando, dovrebbe provocare una reazione del genere. Dovrebbe lasciare un’emozione tale che l’opera, come diceva Hemingway, diventi parte dell’esperienza del lettore. Altrimenti, sul serio, perché mai si dovrebbe chiedere alla gente di leggerla?