Pur constatando i pesanti effetti del coronavirus sull’economia italiana, S&P mantiene il suo giudizio sul Belpaese grazie in parte al sostegno della Bce che, con i programmi esistenti e quelli introdotti ad hoc per la pandemia, consentirà all’Italia di “rifinanziare il suo debito a tassi di interesse reali intorno allo 0%”. Il virus e le conseguenti chiusure decise causeranno una contrazione dell’economia italiana del 9,9% quest’anno con un rimbalzo nel 2021 quando il pil è atteso crescere del 6,4%, afferma S&P. “Per mitigare le conseguenze economiche dell’emergenza sanitaria, le autorità italiane hanno lanciato stimoli di bilancio per l’1,5% del pil e offerto garanzie per le piccole e medie imprese e gli esportatori per il 25% del pil” aggiunge l’agenzia di rating. “Queste misure, in tandem con i pre-esistenti stabilizzatori automatici, spingeranno il deficit al 6,3% del pil quest’anno, con un aumento del debito pubblico vicino al 153% alla fine del 2020”, osserva l’agenzia di rating, mettendo in evidenza come la “diversificata economia italiana” e il basso livello di indebitamento privato, “il più basso nel G7”, bilanci in parte il peso dell’elevato debito pubblico sull’affidabilità creditizia del paese. “Potremmo tagliare il rating nel caso in cui il debito non giri chiaramente” in una traiettoria di calo nei prossimi tre anni o in presenza di un deciso deterioramento delle condizioni di finanziamento, spiega S&P precisando che una revisione dell’outlook a stabile è possibile se l’economia registra una perfomance migliore delle attese e se il sistema bancario naviga lo shock dell’economia reale senza un aumento materiale degli Npl.

