Coronavirus Salerno – il sindacato contesta la gestione dell’emergenza.

 

 

La nota stampa del Segretario Generale Pietro Antonacchio:

In riferimento all’oggetto duole ritornare nuovamente sull’argomento a seguito di recenti denunce in merito alla gestione delle emergenze da Covid-19, anche alla luce del fatto che sembrerebbe non aver fatto tesoro delle documentate criticità e deficienze sopravvenute nel corso di queste settimane ma che anzi si continui a gestire in maniera difforme alle disposizioni indicate e previste dai DPCM, Decreti Legislativi e Linee Guida emanate sulla materia. Ci rendiamo conto che la gestione di una emergenza le cui specificità non trovano alcun diretto riscontro in tutta la casistica medica affrontata a tutt’oggi, dobbiamo prendere atto che se già nell’ordinario la organizzazione delle attività mostrava lacune e falle, tale aspetto in una fase emergenziale si acuisce determinando una impossibilità di una gestione efficiente ed efficace dell’attuale fenomeno epidemiologico in codesta azienda.
Un fatto però è accertato: non è possibile lavorare in condizioni disarmanti ed apocalittiche per gli operatori sanitari chiamati per questa emergenza che giovani e forse al loro primo lavoro con coraggio si sono infilati in una “mischia infetta”, non ignari del pericolo che corrono, ma certamente inconsapevoli dell’approssimazione organizzativa in cui si sono lanciati. Noi non cerchiamo colpevoli, ma se coloro che non riescono dall’esperienza maturata sul campo a farne tesoro, allora siamo costretti a ritenerli rei poiché non ammettendo i propri errori ed ostentando prassi non conformi al fine di garantire tutela e sicurezza di tutti, ci costringono a dover denunciare tali aspetti affinché chi ne ha la responsabilità penale ma soprattutto morale intervenga autorevolmente.
Purtroppo non possiamo ulteriormente esimerci dal segnalare, come già in precedenti occasioni fatto, l’ennesimo disagio che riscontriamo e che pesa sui professionisti ed operatori sanitari incaricati in questo percorso di emergenza nazionale, la maggior parte con contratti a tempo determinato, ma le cui ferite potrebbero essere indeterminate nel tempo. Entrando nello specifico della questione, non è ancora possibile che infermieri ed OSS hanno in dotazione D.P.I. di pessima qualità, non a norma, e di una struttura arrangiata nei lavori architettonici: ci riferiamo a camici e tute di materiale inefficace a prevenire il rischio biologico, comportando un alto rischio di contagio per i lavoratori, spogliatoi senza una zona filtro, stanze di degenza senza anticamera, mancanza di un percorso pulito/sporco, disposizione di efficienti sistemi di interfoni e diffusione sonora per comunicare con l’ esterno dei locali, ambienti a pressione negativa per impedire la dispersione nei reparti limitrofi di eventuali agenti patogeni, scarso approvvigionamento di materiale disinfettante. Il tutto comportando un altissimo rischio di contagio e venendo meno nelle azioni di prevenzione e sicurezza, come viene indicato negli artt. 31-35 del d.lgs. 81/08.

Oltre a ciò, le risorse umane reclutate non sono state ben addestrate, anzi, ma ammucchiate rendendole inefficaci nell’ espletamento delle loro funzioni, creando confusione e disagio all’ interno dell’unità operativa stessa. Questa constatazione è chiaramente identificabile: disorganizzazione e mancata gestione del personale. In ultimo, ma non per importanza, vi è un vuoto in organico, ossia di uno più coordinatori che abbia competenze specifiche nell’ambito delle funzioni che richiedono grande conoscenza e competenza; che sia esperto delle azioni essenziali al fine di garantire un’assistenza specialistica, peculiare e stressante e rendere il lavoro meno gravoso; che abbia concrete capacità manageriali rendesi nella gestione degli operatori e che faccia da collante riconosciuto per le sue competenze e umanità da tutti gli operatori coinvolti (professionisti sanitari, tecnico sanitari, socio assistenziali, operatori di supporto logistico e assistenziale, dirigenza medica), ma soprattutto che abbia esperienza delle dinamiche dell’ azienda salernitana in questione, e che organizzi all’intero di tutto il gruppo momenti quotidiani di confronto per trasferire esperienze e sensazioni, anche organizzando squadre e gruppi di lavoro con un referente esperto per ogni turno, riconosciuto e pertanto affidale per guidare con saggezza e spirito motivazionale i nuovi assunti. E’ chiaro che tale modello organizzativo o è patrimonio comune dell’essere Azienda o bisogna affrettarsi a crearlo e in genere si dice che la crisi è una opportunità affinché questa azienda si proietti nel concreto per un approccio diverso per cambiare il suo modello organizzativo che ancora oggi si basa su schemi arcaici e vetusti nella gestione ordinaria dell’assistenza sanitaria. Se non ora quando.
Se non ora, in pieno regime di emergenza, quando codesta azienda intende valorizzare professionalità e merito, smontando le vecchie logiche di appartenenza e guardandosi intorno poter ipotizzare di individuare tra i giovani e per i giovani, coloro che per conoscenza e approfondimenti del loro sapere, possano effettivamente essere in prima linea a difendere dall’emergenza cittadini e lavoratori e l’azienda dalle accuse di incapacità nella gestione dell’attuale momento. Ripetiamo che la presente non è un discredito verso nessuno, ma dover appurare che tra i nuovi assunti qualcuno già sia stato individuato con responsabilità di coordinamento di un gruppo, mettendo nell’angolo o forse non cercando tra coloro che esperti possano dare una mano, allora siamo preoccupati, non dalle vecchie logiche che riecheggiano, ma avviliti per tutti coloro che si sono lanciati in una “guerra infetta” resa tanto più virale dalla superficialità con cui i generali elaborano le strategie difensive. Infine si chiede all’ unità di crisi aziendale, in seno alla direzione strategica, al Direttore Medico di Presidio e al Responsabile U.O.C. Sub intensiva Covid-19 dello stabilimento Da Procida, una corretta gestione dei fatti sovraesposti, con l’intento di portare miglior beneficio ai pazienti assistiti, e soprattutto a tutelare la sicurezza dei lavoratori tutti.

Aspettiamo una risposta concreta e tangibile in tempi brevissimi, altrimenti saremmo costretti a denunciare il tutti agli organi ispettivi a tutela della sicurezza e salute dei lavoratori tutti, anche alla luce del fatto che il protocollo per la prevenzione e la sicurezza dei lavoratori della sanità, dei servizi socio sanitari e socio assistenziali in ordine all’emergenza sanitaria da COVID-19 sottoscritto in data 24 marzo 2020 auspica e prevede il confronto preventivo con le rappresentanze sindacali aziendali e gli RLS. Su tali aspetti, se e qualora non attivati, non faremo deroghe a nessuno, consapevoli che forse mai legalmente nessuno ne sarà responsabile, ma certamente tutti moralmente ne siamo coinvolti.