Coronavirus – le ragioni del Movimento Autonomi e Partita Iva

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RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Il nostro movimento nasce per dar voce a più di 5 milioni di partite iva esistenti sul territorio nazionale, autonomi, commercianti, professionisti, piccole e medie imprese, che non si sentono rappresentate dalle parti politiche tradizionali. Siamo da anni la categoria più tartassata e bistrattata, ancor prima dell’emergenza covid-19 abbiamo lanciato il nostro grido d’allarme a livello nazionale, manifestando i nostri malumori verso una classe dirigente miope e non lungimirante ai veri problemi che ci attanagliano, in primis una tassazione del 64% che impedisce una crescita imprenditoriale, limita gli investimenti e scoraggia l’iniziativa privata.

Questa emergenza ha accentuato ancor di più le nostre problematiche, in quanto già a priori in assenza di tutele, ci ritroviamo dopo il decreto “cura Italia” da noi definito “distruggi Italia” e dii un vero aiuto per sostenere le enormi perdite da affrontare.
Vogliamo ribadire che il tessuto economico nazionale è composto dal 93% proprio dalla nostra categoria. Siamo la spina dorsale di questo paese. Ricordiamo inoltre le migliaia di aziende che hanno deciso di delocalizzare in parte o interamente la propria produzione oltre i confini, aumentando la disoccupazione e conosciamo tutti la disoccupazione a cosa porta, maggiore instabilità nella vita delle persone, minor potere di acquisto e quindi minore circolazione di economia liquida, minore benessere e minor numero di persone che accedono alle cure primarie e cosa molto grave l’aumento tasso di criminalità.
Come coordinamento Regionale stiamo avvicinando tantissime persone, imprenditori, commercianti, professionisti, lavoratori autonomi e partite iva che sono stanche di essere ancora una volta calpestate da scellerate scelte politiche e finalmente abbiamo deciso di auto rappresentarci e far sentire la nostra voce sotto un unico movimento. Abbiamo ascoltato tante realtà produttive messe in ginocchio sia dell’emergenza virus e sia dal mancato sostegno da parte del governo centrale, che non ha tenuto conto della nostra reale posizione, ovvero con assenza di introiti e di liquidità non potranno mai adempiere a oneri fiscali e contributivi di cui sono state solamente prorogate e non azzerate.
Già prima dell’emergenza Coronavirus la categoria sociale composta da Autonomi, Partite Iva e Professionisti si trovava in serie difficoltà. Federcontribuenti‐ associazione italiana a tutela dei consumatori‐ ha stimato che il 25% degli autonomi viva al di sotto della soglia di povertà calcolata dall’Istat. Le Partite Iva sono abituate a non godere di diritti e tutele e, in condizioni di normalità, hanno sempre affrontato le difficoltà facendo leva esclusivamente sulle proprie forze.

Ma dal 21 febbraio 2020 – data in cui si sono scoperti i primi casi di Coronavirus in Italia‐ un evento straordinario le ha messe in ginocchio: il loro fatturato si è ampiamente ridotto o perfino azzerato da un giorno all’altro, senza neppure il tempo di capire come affrontare la crisi. E se da una parte il guadagno è venuto a mancare, dall’altra i costi sono ancora presenti: le locazioni, le bollette per utenze, le assicurazioni, i fornitori da pagare ecc. Quando potranno riaprire le attività, gli Autonomi e le Partite Ive dovranno probabilmente affrontare azioni esecutive contro i loro beni e patrimonio per ciò che incolpevolmente non saranno riuscite a pagare.
Il Governo italiano ha stanziato fondi straordinari per contenere gli effetti negativi che l’emergenza epidemiologica COVID‐19 sta producendo sul tessuto socio‐economico nazionale italiano ma lo ha fatto con estrema iniquità tra le diverse categorie di lavoratori: ad alcuni ha riconosciuto pressochè tutto ad altri pressochè niente!
Governo italiano quindi ha posto in essere trattamenti diversi in una situazione di uguale emergenza, discriminando i lavoratori in base all’appartenenza alla categoria e classe sociale.

Il Governo italiano ha realizzato una distribuzione iniqua delle risorse, al punto che si arriva a situazioni al limite del assurdo, ad esempio:
il reddito di cittadinanza arriva a 780 euro mensili per 18 mesi prorogabili per altri 18 (totale € 28.080) mentre per gli Autonomi e le Partite Iva viene riconosciuto l’importo una tantum di € 600 (neppure sufficiente a coprire i costi fissi di attività coattamente chiuse);
se una Partita Iva avesse un dipendente questo, grazie alla cassa in deroga, guadagnerà di più del suo titolare, il quale oltre a guadagnare meno (600 € una tantum) continuerà anche a farsi carico dei costi vivi. Eppure sono entrambi cittadini lavoratori!
L’azione del Governo non è stata quindi ispirata a criteri di equità, al punto da porsi in contrasto anche con l’art. 3 della Costituzione Italiana secondo cui “tutti i cittadini hanno pari dignità senza distinzione … di condizioni personali e sociali”.
Il Decreto Legge n. 18 del 17.03.2020, nella parte in cui ha distribuito i fondi a sostegno al mondo del lavoro, ha violato uno dei principali valori dell’Unione Europea, quello dell’eguaglianza.
Infatti secondo una costante giurisprudenza della Corte Europea i principi di parità di trattamento e di non discriminazione impongono che situazioni simili non siano trattate in maniera diversa.
Uguaglianza significa riconoscere a tutti i cittadini gli stessi diritti davanti alla legge, ivi inclusa la stessa facoltà di accedere ad aiuti economici in situazioni di emergenza.
In base a questo il nostro movimento ha deciso di avanzare un’azione legale alla commissione Europea nei confronti del governo Conte, per l’annullamento delle sezioni e/o articoli interessate del predetto Decreto e/o per l’emanazione di nuovi provvedimenti correttivi, atti a ristabilire una condizione di parità tra le categorie sociali, in linea con quanto sancito dal diritto dell’Unione Europea.

Giuseppe Calvanese Coordinatore Regione Campania Autonomi e partite Iva