Coronavirus, le leggende metropolitane sulla guerra chimica

Gira voce assurda che il coronavirus possa esser stato creato ad arte nei laboratori cinesi. C’è chi ipotizza sia frutto di una ricerca americana, sfuggita volontariamente di mano per infiacchire il morale altrui. Guarda caso il complotto numero uno sul virus riguarderebbe lo scontro epocale fra Cina e Stati Uniti per riequilibrare la bilancia commerciale.

Sul web è tutto un susseguirsi di notizie infondate su una clausola contemplata dagli accordi commerciali fra Stati Uniti e Cina. In caso di catastrofe naturale o di pandemie il trattato sarebbe stato rimesso in discussione. Un modo per esercitare ulteriore pressione sui cinesi e renderli ancora più accomodanti?

Tutti i canoni del controllo dell’informazione e delle sue gerarchie qui saltano. Chiunque, compreso l’avversario, diviene capace di manovrare nel nostro spazio cognitivo. Non si tratta più di propaganda nel senso stretto del termine. La manovra cognitiva opera più in profondità, alterando, scardinando e sovvertendo i codici stessi del modo in cui percepiamo la realtà, anche a livello strategico. Per un nemico potenziale, non si tratta solo di far passare un messaggio, ma di modificarne la ricezione e la comprensione.