“Oggi sono occupato perché devo scrivere la denunzia da presentare alla Procura di Roma contro questi cialtroni di governanti e questi tromboni di medici che hanno sulla coscienza 6000 morti per averci chiuso in casa con un mese di ritardo. Il problema sarà di trovare magistrati che non siano conniventi col potere e che quindi come al solito vogliano coprire queste gravissime responsabilità. Vorrà dire che denunzieremo anche i magistrati che non dovessero fare il loro dovere. Da cittadini rispettosi delle istituzioni, abbiamo il dovere di fidarci e quindi di provare”.
Parole forti, scritte sulla propria pagina Facebook dall’avvocato Carlo Taormina, penalista di successo, difensore senza confini territoriali: da nord a sud, passando per il centro, è chiamato ad assistere personaggi noti finiti nella maglie della Giustizia. Ma, stavolta, l’emergenza coronavirus ribalta il suo ruolo, e da difensore diventa accusatore.
Taormina accusa il governo italiano di essere intervenuto con un ritardo di 30 giorni sulla epidemia (allora non era ancora pandemia) Covid-19. Un ritardo nel predisporre le misure di contenimento del contagio che – dunque – per il legale ha determinato l’espandersi a macchia d’olio del pericolosissimo virus.

