Coronavirus- L’Aquila costretta a commemorare il terremoto in silenzio

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«È un déjà-vu… Di nuovo la città “chiusa”, silenziosa, con le strade deserte…». Il sindaco, Pierluigi Biondi, racconta così L’Aquila di questi giorni. Adesso è il Coronavirus a disseminare inquietudine e vuoto nelle piazze e nei vicoli. Undici anni fa è stato
il terremoto. «Sembra di essere stati catapultati all’indietro – riflette -. Passata quell’emergenza, eccone un’altra, sempre difficile e pressante. Ieri e oggi, stiamo qui a combattere». Tempo di commemorazioni per il  capoluogo d’Abruzzo e per l’intero «cratere» sismico. Ma nella notte tra il 5 e il 6 aprile non ci sarà la fiaccolata che nell’ultimo
decennio ha caratterizzato questi giorni.

Il Covid 19 non lo permette. C’è un appello, però, ad illuminare, a mezzanotte, le finestre e i balconi, semplicemente accendendo un cellulare, un lumino, una candela. In memoria
dei 309 morti e dei circa 1.500 feriti causati dal sisma del 2009. «Lo abbiamo rivolto all’intera regione e all’Italia».