Coronavirus – Kosovo: cade il governo in piena emergenza sanitaria mondiale

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La pandemia di Coronavirus ha generato in Kosovo il caos istituzionale: gli scontri politici sulla gestione della crisi hanno fatto cadere il governo, in un momento di estrema delicatezza per tutti i Paesi. Il governo kosovaro di Albin Kurti è durato solo un mese e mezzo. In piena crisi sanitaria globale, la sera del 25 marzo il parlamento di Pristina ha votato la sfiducia mettendo fine all’alleanza che aveva dato vita a un esecutivo pieno di aspettative e novità. Centrale è stato il ruolo del presidente Hashim Thaci, responsabile della crisi in osservanza di quelle che sembrano direttive provenienti da Washington, che spinge per un accordo con la Serbia.

Il 18 marzo il premier Kurti aveva chiesto le dimissioni del ministro dell’Interno Agim Veliu, per il suo sostegno alla richiesta del presidente Thaci di dichiarare lo stato di emergenza per l’avanzare in Kosovo del Coronavirus. Il contagio per ora ha colpito 71 persone con un decesso, ma premier e presidente si sono scontrati sulla gestione della crisi sanitaria, generando un conflitto di competenze. Mentre Kurti si adoperava per introdurre il modello di molti paesi europei applicando restrizioni per contenere il contagio, Thaci le riteneva incostituzionali, invitando i cittadini a non rispettare il coprifuoco. Il presidente ha quindi proposto lo stato d’emergenza ma l’impossibile coabitazione tra presidente e premier ha mandato tutto all’aria. Questa “diatriba”, è bene chiarire che si inserisce in un contesto delicato per il Kosovo – riconosciuto a livello internazionale da poco più di 100 stati – e sebbene la crisi sia nata e sfociata a livello interno, questa ha origini lontane e sembra diretta emanazione della diplomazia statunitense, tornata prepotentemente nella regione balcanica.

Ieri, il direttore vicario dell’Oms ha invitato a mantenere alta la guardia in quanto il picco è previsto per la prossima settimana: i nuovi positivi sono in aumento in termini assoluti.
Nel frattempo, sempre ieri, la Spagna ha visto un incremento delle morti, superando i 4.000 decessi. Nell’intero continente si stimano più di 220.000 positivi e quasi 12.000 vittime.

In Russia, il governo di Mosca ha annunciato la chiusura di ristoranti, bar, parchi e negozi non essenziali, mentre il Cremlino, alla soglia dei 900 casi, ha deciso di fermare i voli nazionali e internazionali. In India, infine, il governo ha annunciato un piano da oltre 20 milioni di euro (1,7 triliardi di rupie) per rilanciare l’economia.