Coronavirus, un’emergenza nell’emergenza.
ProVita e Famiglia, hanno dato vita a una petizione online indirizzata al Ministero della Salute per chiedere la sospensione dell’aborto negli ospedali. Sebbene la legge italiana indichi termini temporali inderogabili e indifferibili per l’interruzione di gravidanza (entro 90 giorni dal concepimento), i sostenitori di questa iniziativa considerano l’aborto un’operazione chirurgica non indispensabile.
La petizione al momento conta 12mila firme e paragona le morti per il Coronavirus alle interruzioni di gravidanza, sostenendo erroneamente che quest’ultime sottrarrebbero risorse economiche nella lotta alla pandemia.
Il servizio abortivo italiano, per ora, non ha subìto alcuna interruzione fatta eccezione per alcune strutture ospedaliere al collasso come quelle della Lombardia. Vari gruppi femministi però, come la rete “Pro Choice” italiana, “Non Una Di Meno” e “Obiezione Respinta”, sono a lavoro per monitorare e segnalare gli ospedali ancora operativi e per chiedere il potenziamento dell’aborto farmacologico con la RU486, eseguibile anche fuori dall’ambiente ospedaliero ma ancora poco utilizzato nel nostro Paese.

