Coronavirus – gruppo Colao, un documento per stabilire criteri di riapertura

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Il primo documento all’esame della task force è un foglio excel denominato «Covid-19:
tabella delle classi di rischio dei lavoratori». Si tratta di una griglia per valutare la pericolosità delle attività economiche sulla base di due parametri: aggregazione sociale e
rischio integrato. In sostanza si stimano la possibilità di mantenere il distanziamento
fisico tra lavoratori e quella di venire a contatto con fonti di contagio.

Ciascuno dei due parametri è misurato con diverse gradazioni cromatiche. Il livello di aggregazione sociale varia da 1 (colore verde, rischio basso) a 4 (rosso, alto). In mezzo il valore 2 è bianco e il 3 giallo. Il rischio integrato varia da basso (verde) a alto (rosso). In mezzo il rischio medio-basso (bianco) e medio-alto (giallo). Le imprese sono divise secondo i codici Ateco (Attività Economica), combinazioni alfanumeriche in cui le lettere
individuano il macro-settore mentre i numeri (da due fino a sei cifre) definiscono «divisioni, gruppi, classi, categorie, sottocategorie». Per esempio un’azienda che coltiva cereali ma non riso si iscrive alla camera di commercio con il codice Ateco A01.11.10. Analogamente per tutti i settori, con 787 articolazioni. E anche all’interno delle stesse categorie ci sono attività con profili di rischio diversi. I codici Ateco sono stati usati dall’inizio dell’emergenza
per definire divieti e deroghe. Secondo l’Istat le imprese formalmente bloccate sono 2,1 milioni (poco meno del 48%), che impiegano 7,1 milioni di addetti (di cui 4,8 milioni dipendenti).

Quello che emerge dal documento sul tavolo della task force è che 49 attività economiche su 97 ottengono due valutazioni «verdi» di rischio basso, viatico per una rapida
riapertura (quando non si tratta di attività mai sospese). Dunque, secondo questa classificazione, possono ripartire silvicoltura, cave e miniere, edilizia, servizi immobiliari, pubblicità. Quanto al manifatturiero, luce verde per industria del tabacco, tessile,
confezioni di abbigliamento e fabbricazione di articoli in pelle, chimica, plastica, gomma, metallurgia, autoveicoli, legno e mobili. Più sfumata, ma sostanzialmente possibilista, la valutazione sul commercio. Il rischio sul distanziamento sociale è valutato 2 su 4; quello
sulla possibilità di contagio varia da basso per autoveicoli e centri all’ingrosso a medio-basso per tutti gli altri negozi al dettaglio. Ma diventa alto per i centri commerciali.
Luce rossa per trasporto aereo, navi da crociera, sale scommesse e casinò (un paramentro rosso, l’altro giallo). In mezzo al guado altre attività che hanno parametri divergenti, ovvero uno a rischio medio-basso e l’altro a rischio medio-alto. Attività di alloggio e
ristorazione, spettacoli e manifestazioni sportive, agenzie viaggi e servizi di vigilanza,
amministrazioni pubbliche e istruzione, biblioteche e musei. Profilo di rischio medio-basso sul distanziamento fisico e medio-alto sul contagio potenziale anche per attività domestiche e servizi alla persone come lavanderie, parrucchieri, palestre.