Gentiloni spiega che “il rischio di una recessione, nel 2020, non è un rischio ma è una ragionevole certezza e secondo le previsioni più credibili al momento, a voler fotografare la situazione attuale, potremmo dire che è credibile chi stima un meno cinque per cento di crescita per l’Europa nel 2020 e ci sono stime peggiori. Presenterò le previsioni ufficiali della Commissione il 7 maggio. Ma in una fase come quella che stiamo vivendo io penso che a prescindere dal ruolo che ciascuno possa avere sia impossibile fare un bilanciamento tra rischio economico e rischio sanitario diverso rispetto a quello che stiamo facendo oggi. E in presenza di una pandemia, l’autorità pubblica ha il dovere di far prevalere il rischio di perdite delle vite sul rischio di perdita del pil. Su questa strada, con l’eccezione forse del Brasile, si stanno muovendo tutti, e non solo in Europa”. “Nelle ultime tre settimane – continua – il Fondo monetario internazionale ha avuto 87 richieste di accesso da 87 paesi diversi e questo ci permette di ricordare come la crisi sia simmetrica per tutti, non solo per l’Europa. Detto questo, è giusto preparare oggi il dopo ed è dovere degli stati non farsi trovare impreparati quando l’epidemia entrerà in una fase discendente. Ma bisogna farlo senza illudersi di tornare a una normalità che non ci sarà e il grande tema di questi giorni non può dunque che essere questo: quando la scienza ci dirà che possiamo farlo come si fa a passare dallo stato di maximal lockdown allo stato di optimal lockdown?”. Secondo il commissario “ogni paese elaborerà una sua strategia ma quello che abbiamo imparato in queste settimane è che quando la curva sarà discendente è bene che la transizione sia coordinata il più possibile a livello europeo. In Europa, negli ultimi anni, a proposito di coordinamento, abbiamo sentito parlare spesso di necessità di chiudere i confini per proteggere i propri paesi ma se l’Europa avesse chiuso i confini in questa fase, come qualche paese ha provato a fare qualche settimana fa, prodotti alimentari fondamentali non avrebbero avuto la possibilità di circolare, e i supermercati di molti paesi europei, tanto per capirci, sarebbero rimasti vuoti”. Poi Gentiloni prova a inquadrare la stagione del durante. “Ci saranno cose che certamente non potremo fare per un periodo lungo ma ciò a cui dobbiamo pensare è come riempire il vuoto che ci separa dalla scoperta del vaccino. Nel mondo del lavoro, ci saranno riaperture graduali. Sul piano medico avremo necessità di sottoporci a misure preventive. Nella vita quotidiana avremo necessità di fare i conti con la diffusione massiccia di test. Ma ciò che penso sia importante tenere bene a fuoco è che non c’è scelta politica ed economica che possa essere presa senza che questa sia suffragata da basi scientifiche”. Gentiloni sottolinea infine che “un’economia moderna non può prescindere da un sistema sanitario forte, da un sistema del lavoro solido, da una rete di protezione che consenta di proteggere chi il lavoro lo perde, da un piano di sostenibilità ambientale che sia all’altezza con le sfide della modernità, da un grande investimento in tecnologie che permetta di rendere il lavoro compatibile non solo con la pandemia ma con la trasformazione delle nostre vite e delle nostre esigenze. Non credo che il dramma che stiamo vivendo debba necessariamente farci cambiare in meglio. So però che tutto ciò che stiamo passando ci costringerà a cambiare”. “E sarebbe bene – conclude – che ciascuno di noi facesse qualcosa in più semplicemente per non avere più paura del futuro”

