Negli ultimi quattro anni a Bergamo sono morte mediamente 91 persone: ora col dramma coronavirus i decessi nei primi 21 giorni di marzo sono stati 398, dunque sono
quasi quadruplicati aumentando del 337%. L’incubo coronavirus, con la sua scia mortale, diventa ancora più devastante quando l’Istituto Nazionale di Statistica mette nero su bianco quello che da un mese ormai è una drammatica realtà, quella del picco storico di decessi a causa della pandemia che sta colpendo tutto il mondo. In una nota a corredo dei primi “dati anticipatori” sulla mortalità in Italia, l’Istat fa il quadro della situazione italiana, rimarcando la situazione drammatica del Nord dove a marzo i decessi sono più che raddoppiati.
E così, come Bergamo e la sua provincia, anche Brescia, Piacenza o Pesaro conquistano
il triste primato per il numero di morti in 21 giorni. E si tratta di dati ancora provvisori, basati sui numeri forniti da 1.084 comuni all’Anagrafe Nazionale della Popolazione
Residente. Sono quelle città dove si sono registrati più di dieci decessi e un incremento superiore del 20% della mortalità rispetto al quadriennio precedente. Un primo quadro della situazione che sarà costantemente aggiornato, ampliando anche il campione delle amministrazioni comunali coinvolte, in modo da “rendere disponibile alla comunità scientifica, ai decisori e ai cittadini dati di dettaglio utili per la comprensione delle
dinamiche in atto”. L’analisi conferma, inoltre, “il maggiore incremento dei decessi degli uomini e delle persone maggiori di 74 anni di età”.
Quello che salta subito all’occhio è la “brusca inversione di tendenza” dell’incremento medio della mortalità in tutta Italia rispetto ai primi due mesi del 2020 quando “i decessi erano
stati inferiori al numero medio osservato nello stesso periodo nel 2015-2019”. “Un fenomeno – spiega l’Istat – che può ritenersi attribuibile al ridotto impatto nei primi due mesi dell’anno dei fattori di rischio stagionali (condizioni climatiche ed epidemie influenzali). Ciò spiega come mai, se si considera il complesso dei decessi dal primo gennaio al 21 marzo 2020, in diversi comuni non si ravvisa un aumento, ma piuttosto una diminuzione del numero dei morti, rispetto al dato medio dello stesso periodo degli anni 2015-2019”.
Dati impietosi sui quali l’Istat effettuerà “ulteriori approfondimenti anche in collaborazione con l’Istituto Superiore di Sanità per un più efficace monitoraggio dell’impatto
dell’epidemia COVID-19 sulla mortalità complessiva”.

