Coronavirus – Come si curano i pazienti positivi in isolamento domiciliare?

Sulle terapie efficaci contro l’infezione il dibattito è acceso, anche perché non esistono farmaci approvati contro il coronavirus. Le speranze si sono concentrate su medicinali già noti, non solo antivirali perché un ruolo importante nella Covid-19 è quello della cosiddetta «tempesta citochinica», ovvero una iper-produzione di particolari molecole di natura proteica che scatenano l’infiammazione. Per fare chiarezza su come affrontare il nuovo nemico, Regione Lombardia ha istituito una Rete per la valutazione farmacologica e terapeutica, costituita da infettivologi, microbiologi, farmacologi, ematologi e statistici. Il documento prodotto dagli esperti non è stato ancora presentato ufficialmente.

«Innanzitutto si tratta di indicazioni — che verranno costantemente aggiornate — il cui obiettivo è chiarire dubbi in merito alla gestione quotidiana del paziente con Covid-19». Francesco Scaglione, professore di Farmacologia all’Università degli Studi di Milano e farmacologo clinico presso l’Ospedale Niguarda, è tra gli esperti incaricati di mettere dei punti fermi sulle terapie che hanno mostrato, ad oggi, prove di efficacia nei confronti della patologia scatenata da Sars-CoV-2.

«Siamo partiti da una riflessione: un ruolo-chiave è quello del meccanismo di eccessiva infiammazione associato a una sindrome da rilascio citochinico. Basandoci su questa rilevazione, e nell’ottica di prevenire le forme gravi nei pazienti in isolamento domiciliare, abbiamo messo a punto una proposta di terapia da seguire a casa, economica e che potrebbe essere facilmente prescritta dai medici di famiglia. La combinazione è la seguente: idrossiclorochina (un vecchio farmaco antimalarico), azitromicina (antibiotico con effetto immunomodulante) e celecoxib, antinfiammatorio con attività nei confronti della ciclo-ossigenasi di tipo 2 (COX-2, enzima che determina il rilascio di citochine). Sono stati ipotizzati due dosaggi diversi di idrossiclorochina per gli under 65 senza fattori di rischio e per i soggetti over 65 e/o con patologie concomitanti. Tutti i pazienti dovrebbero assumere supplementi di potassio e magnesio per scongiurare il rischio di aritmie cardiache, possibile effetto collaterale della combinata idrossiclorochina-azitromicina».

I farmaci anti-Hiv, di cui si parla tanto, non sono citati.«È stata una scelta precisa: l’esperienza maturata nei centri clinici lombardi in merito all’uso di lopinavir/ritonavir (e altri medicinali che agiscono in modo simile) mostra, in una percentuale rilevante di pazienti, una scarsa tollerabilità alla terapia e inoltre c’è una diffusa percezione di mancata efficacia. Lopinavir, così come darunavir, sono farmaci pensati per colpire un bersaglio tipico del virus Hiv, che in Sars-CoV-2 non c’è».

«Si sta valutando positivamente l’efficacia dei farmaci biologici (tocilizumab, sarilumab, anakinra), da somministrare in ospedale, valutando ogni singolo caso, e sotto stretto controllo medico».