Coronavirus – Aumento di rifiuti sanitari – impatto che vale 1 miliardo di euro

0
74

Perdite rilevanti per la gestione degli scarti industriali e urbani e stress per fronteggiare l’aumento dei rifiuti sanitari, che mette in luce l’estrema fragilità del sistema italiano: un’analisi di Althesys (www.althesys.com), la società di consulenza strategica guidata da Alessandro Marangoni, stima in un miliardo di euro l’impatto del coronavirus sul sistema dei rifiuti in Italia.

Secondo una prima stima di Althesys, partendo dai settori indicati dal DPCM del 25 marzo 2020 (che modifica l’elenco dei codici ATECO dell’Allegato 1 del DPCM del 22 marzo 2020), considerando due mesi lavorativi tra fermo e ripartenza, si avrebbero tra i 4,2 e i 4,8 milioni di tonnellate di rifiuti speciali in meno solo nelle tre regioni più colpite: Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna., che comporterebbero per le imprese che gestiscono gli speciali una perdita di fatturato intorno al miliardo di euro.

In una situazione opposta si trovando invece il segmento dei rifiuti sanitari, “nicchia” di mercato più piccola e redditizia, che rischia di soffocare per l’improvvisa e imprevedibile impennata dei volumi da gestire.

Sul fronte dei rifiuti urbani la produzione di RSU cala nelle famiglie e, soprattutto, nel terziario, partendo dai settori del commercio e della ristorazione. “La diminuzione dei consumi, con una riduzione del Pil italiano stimata tra il 6% e 8% su base annua – si legge in una nota di Althesys -, potrebbe tradursi in un calo dei RSU fino a 2 milioni e mezzo di tonnellate. Aumenterà, al contrario, la complessità della loro gestione”.

Il blocco e il rallentamento di alcune attività industriali rende sempre più necessaria la riorganizzazione del servizio di gestione dei rifiuti urbani e della filiera a valle, onde evitare la sospensione della differenziata. “Se infatti la raccolta dei rifiuti prosegue – spiega Alessandro Marangoni -, non accade lo stesso per altre parti della filiera, quali selezione e riciclo. La chiusura di alcuni settori che trattano o impiegano materiali recuperati, come ad esempio alcune plastiche, e la sospensione delle esportazioni, destinazione di quote importanti di materie prime seconde, stanno di fatto bloccando gli sbocchi dei materiali raccolti. Gli stoccaggi si stanno saturando velocemente ed è quindi necessario autorizzarne l’aumento come ha recentemente disposto l’Emilia-Romagna e altre Regioni successivamente”.

Secondo lo studio della società di consulenza strategica, l’emergenza ha riportato alla ribalta il tema dei termovalorizzatori, che si rendono essenziali nel contesto delle misure intraprese per arrestare la diffusione del COVID-19. L’Istituto Superiore di Sanità ha infatti richiesto che le persone positive o in quarantena preventiva non differenzino i propri rifiuti, ma li conferiscano in un unico sacchetto, messo a sua volta in un altro sacchetto, che sarà poi inviato a termovalorizzazione senza pre-trattamento.