Consiglio regionale Campania: Mastella attacca il PD

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Consiglio regionale Campania: Mastella attacca il PD

Consiglio regionale Campania, il giorno dopo l’elezione che ha scoperto tutte le fratture del campo largo

Il Consiglio regionale Campania riparte, ma lo fa inciampando. L’elezione di Massimiliano Manfredi alla presidenza dell’assemblea, avvenuta formalmente senza scosse, ha aperto invece una faglia politica profonda. Non si è vista in Aula, ma si è sentita forte fuori. Telefonate dall’estero, messaggi non arrivati, alleati informati a cose fatte. Il risultato è una legislatura che nasce con una tensione già addosso, difficile da ignorare, impossibile da archiviare come semplice incidente di percorso.

L’elezione che doveva unire e ha diviso

La seduta inaugurale del Consiglio regionale Campania aveva un obiettivo chiaro: dare un segnale di compattezza dopo il voto e accompagnare l’avvio del governo guidato da Roberto Fico. L’elezione del presidente dell’assemblea sembrava una formalità, una tappa prevista e condivisa. Ma dietro la liturgia istituzionale si è consumato altro.

Massimiliano Manfredi viene eletto, i numeri tengono, ma il metodo no. La scelta, secondo quanto emerge nelle ore successive, non sarebbe stata comunicata a tutti gli alleati. Cinque consiglieri di Noi di Centro, racconta Clemente Mastella, lo apprendono non dai canali ufficiali ma da una telefonata del loro leader, che in quel momento si trova all’estero. Una dinamica che trasforma un passaggio istituzionale in un caso politico.

Consiglio regionale Campania e il fattore Mastella

Clemente Mastella non usa giri di parole. Parla di maleducazione politica, di arroganza inutile e dannosa, di un comportamento mai visto prima tra alleati. Il messaggio è netto: la lealtà non è a senso unico. Nel Consiglio regionale Campania, dice in sostanza, qualcuno pretende fedeltà senza praticare il rispetto.

Il leader di Noi di Centro lega l’episodio a una questione più ampia. A Benevento, racconta, il Partito Democratico gli fa la guerra. A Napoli, invece, lo vorrebbe alleato silenzioso, presente solo quando serve e invisibile quando si decide. Non è la sua storia, ribadisce. E lo dice sapendo che questa frase pesa come un avvertimento per l’intera legislatura.

La crisi che nasce dentro il Pd

Nel racconto di Mastella, il problema non è il presidente neo eletto né il governatore. Roberto Fico viene esplicitamente assolto. La crisi, dice, è tutta interna al Pd campano. I segnali arrivano proprio dall’elezione del presidente del Consiglio regionale Campania: franchi tiratori, voti che mancano dove non dovrebbero mancare, una maggioranza che sulla carta c’è ma nella pratica si scompone.

La minoranza vota compatta, la maggioranza no. Un paradosso che racconta più di mille analisi. Litigano tra loro e poi riversano le difficoltà sugli altri alleati. È qui che il campo largo, anziché allargarsi, inizia a restringersi. E quando succede, avverte Mastella, a restare a casa sono gli elettori moderati.

Consiglio regionale Campania e il campo largo sotto stress

Il Consiglio regionale Campania diventa così il primo banco di prova del campo largo in versione regionale. Un modello che dovrebbe tenere insieme culture politiche diverse, sensibilità distanti, interessi territoriali spesso in competizione. Ma per funzionare ha bisogno di una regola semplice: il rispetto reciproco.

Quando questa regola salta, anche un’elezione apparentemente indolore si trasforma in detonatore. L’assenza di confronto preventivo sugli assetti istituzionali manda un messaggio chiaro agli alleati: le decisioni si prendono altrove. E chi non è al tavolo, lo scopre dopo.

Consiglio regionale Campania, la parola metodo

Il tema vero, più ancora dei nomi, è il metodo. Nel Consiglio regionale Campania, il metodo conta quanto i numeri. Decidere senza avvisare, costruire equilibri senza condividerli, gestire le istituzioni come se fossero proprietà di una parte sola è un rischio politico enorme.

Perché le istituzioni non dimenticano. Ogni scelta iniziale segna il clima dei mesi successivi. E se la legislatura nasce con un senso di esclusione, quella ferita tende a riaprirsi a ogni passaggio delicato: nomine, provvedimenti chiave, riforme.

Manfredi tra consenso e silenzi

Massimiliano Manfredi arriva alla presidenza del Consiglio regionale Campania con un consenso ampio, almeno nei numeri. Ma il contesto in cui avviene la sua elezione lo colloca, suo malgrado, al centro di una tensione che non lo riguarda solo personalmente.

Il presidente dell’assemblea è per definizione una figura di garanzia. Deve tenere insieme maggioranza e opposizione, ma anche sensibilità diverse all’interno della stessa coalizione. Il modo in cui si è arrivati alla sua elezione rende questo compito più complesso, perché carica il ruolo di un non detto che pesa.

Consiglio regionale Campania e l’ombra dei franchi tiratori

Il dato politico più inquietante, emerso nella giornata dell’elezione, è quello dei franchi tiratori. In un Consiglio regionale Campania appena insediato, scoprire che non tutta la maggioranza segue le indicazioni è un segnale che non può essere liquidato come fisiologico.

I franchi tiratori non sono solo un problema aritmetico. Sono un messaggio. Dicono che esiste un disagio, una frattura, una competizione interna che non si è risolta con il voto. E quando questo accade all’inizio della legislatura, significa che il conflitto non è latente. È già in atto.

Il rischio isolamento degli alleati

Mastella mette sul tavolo un altro tema che pesa: l’isolamento degli alleati. Se chi non è Pd viene trattato come una comparsa, il rischio non è solo politico ma strategico. Il campo largo vive di equilibrio. Se uno dei pilastri viene marginalizzato, l’intera struttura traballa. Nel Consiglio regionale Campania, questo rischio è amplificato dalla composizione dell’Aula. Nessuna forza può permettersi di perdere pezzi per strada. Ogni frizione diventa potenzialmente esplosiva, ogni voto un’incognita.

Dopo le parole di Mastella, il silenzio pesa quasi quanto le dichiarazioni. Nessuna smentita netta sul metodo, nessuna ricostruzione alternativa convincente. E nel linguaggio della politica, il silenzio non è mai neutro.

Il Consiglio regionale Campania entra così in una fase sospesa. Formalmente tutto è al suo posto. Sostanzialmente, molto resta da chiarire. I rapporti tra alleati, il ruolo del Pd, la capacità di Fico di tenere insieme una maggioranza eterogenea senza schiacciarla.

Consiglio regionale Campania, una legislatura che inizia sotto osservazione

Clemente Mastella lo dice chiaramente: questo episodio sarà il leit motiv della prima parte della legislatura. Una frase che suona come una previsione e come un avvertimento. Ogni scelta futura verrà letta alla luce di quanto accaduto nel giorno uno. Il Consiglio regionale Campania non è solo un’aula. È un termometro. E oggi la temperatura è alta. Non abbastanza da far saltare tutto, ma sufficiente per capire che la stabilità non è scontata. C’è un dettaglio che rende questa storia ancora più significativa. Nonostante tutto, l’elezione è passata. Nessun incidente clamoroso, nessun voto contrario plateale. Apparentemente, un successo. Ma la politica non vive solo di apparenze. Vive di fiducia. E quella, nel Consiglio regionale Campania, oggi è la vera variabile. Se verrà ricostruita, questa legislatura potrà trovare un equilibrio. Se invece resterà incrinata, ogni seduta rischierà di diventare una resa dei conti silenziosa.

Il paradosso è tutto qui: l’assemblea che doveva rappresentare l’unità della coalizione ha mostrato, fin dal primo giorno, quanto quella unità sia fragile. E proprio per questo, impossibile da ignorare.