Consigli Comunali, fate attenzione a date e scadenze…

L’attività amministrativa del consiglio di un ente locale ha un suo fisiologico svolgimento della durata di cinque anni. Tuttavia l’amministrazione può talora essere sciolta anticipatamente rispetto alla durata prevista dalla legge, quando si verifichino determinati fatti che ne comportino la caducazione. Lo scioglimento è un’ipotesi straordinaria di extrema ratio che si verifica quando si manifestino fatti che rendano impossibile l’ordinaria prosecuzione dell’amministrazione, in quanto ne vadano a colpire i caratteri strutturali.
Per quanto questi siano tra loro diversi, essi si caratterizzano per essere tra loro tali da incidere su quegli elementi essenziali e strutturali dell’attività amministrativa, che sono in grado di pregiudicarne la prosecuzione. Ciò che accomuna i caratteri disfunzionali è il fatto che l’ente locale non può funzionare regolarmente, non essendo ciò possibile a causa dell’impedimento verificatosi. La legge determina puntualmente e tassativamente le cause di scioglimento dei consigli. La quale avviene per il fatto che l’amministrazione ha ugualmente bisogno di procedere nell’esercizio della propria attività per sovvenire alle imprescindibili funzioni per le quali essa ha – nella maggior parte dei casi – un’antica origine, e che trova attuale fondamento nell’ autonomia e nel decentramento stabiliti dalla Costituzione. Il controllo sugli organi è competenza dello Stato, come affermato dalla giurisprudenza secondo la quale “i controlli sugli organi degli stessi enti locali rientrano nelle competenze dello Stato, in quanto espressione dell’indefettibile momento di unitarietà proprio dell’ordinamento complessivo.”
A tal riguardo, la sentenza della Corte Costituzionale n. 164/1972 ha affermato che il potere di “surroga dell’organo é espressione di un potere politico di sovranità che non può quindi non rimanere di pertinenza dello Stato” (tale giurisprudenza conferma le sentenze n. 24/1957, 14/1960, 128/1963). Uno dei binari lungo i quali scorre l’istituto dello scioglimento dei consigli degli enti locali è quello di cui all’ articolo uno, comma due, della Costituzione, a tenore del quale “la sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.” E il modo per mezzo del quale esso esercita la propria sovranità è il corpo elettorale, il quale opera attraverso la partecipazione. E ciò in contrasto con il modo di esercizio della sovranità proprio di epoche passate, in cui essa era esercitata da pochi, mentre ai nostri giorni il suffragio è divenuto ormai da decenni universale per mezzo dell’estensione dei diritti politici a tutti i cittadini che
siano in possesso della capacità che si consegue con il raggiungimento della maggiore età.3
Il verificarsi di una causa di scioglimento dei consigli costituisce un limite temporaneo
all’esercizio della sovranità per mezzo dei rappresentanti che il popolo elegge quali espressione della propria sovranità. La nomina del commissario straordinario per l’esercizio temporaneo delle funzioni amministrative proprie dell’ente locale garantite dalla Costituzione costituisce esercizio della sovranità popolare, da essa affermata.
L’altro binario attraverso il quale passa lo scioglimento dei consigli degli enti locali è dato dal mantenimento del principio di buon andamento dell’amministrazione, previsto dall’art. 97 della Costituzione. Lo scioglimento del consiglio di un ente locale non comporta la sospensione delle funzioni che ad esso sono afferenti a norma della Costituzione, e che sono esercitate attraverso il potere normativo che è di essi proprio. Si pensi, ad esempio, alle funzioni proprie dei Comuni, di cui all’art. 13 e alle attribuzioni dei consigli comunali, di cui all’art. 42 del D. Lgs. n. 267/2000. Al contrario, tali funzioni devono essere continuativamente esercitate, pur a seguito dello scioglimento, per
sovvenire a quella pluralità di esigenze per le quali l’ente locale è stato costituito. Il che costituisce concretizzazione e attuazione del principio di cui all’art. 97 della Costituzione.
La nomina del commissario è pertanto continuazione dell’attività amministrativa e manifestazione del suo buon andamento qualora vi sia lo scioglimento dei consigli degli enti locali.
Vi sono varie tipologie di scioglimento, vi figura anche la mancata approvazione da parte del consiglio nei termini del bilancio. Il bilancio rappresenta uno dei capisaldi dell’ente locale, la cui mancata approvazione nei termini
comporta lo scioglimento dello stesso. La materia dei bilanci annuali e pluriennali e relative
variazioni è prevista da dall’art. 42 del D. Lgs. 267/2000.
Il bilancio costituisce lo strumento economico più importante affinchè l’ente locale possa
concretamente funzionare. E’ di tutta evidenza che esso deve essere approvato nei termini di legge. Sue caratteristiche sono i principi di unità, annualità, universalità e integrità, veridicità, pareggio. In caso di squilibrio finanziario, devono essere approntare le misure di salvaguardia, di cui all’art. 193 del D. Lgs. 267/2000. Se il riequilibrio di bilancio non avviene a norma dell’art. 262 del D. Lgs. n. 267/2000, si verifica
un’ipotesi di scioglimento, di cui all’articolo 141, comma 1,lettera a).
Nella ipotesi di cui alla lettera c) del comma 1, trascorso il termine entro il quale il bilancio deve essere approvato senza che sia stato predisposto dalla giunta il relativo schema, l’organo regionale di controllo nomina un commissario affinche’ lo predisponga d’ufficio per sottoporlo al consiglio. In tal caso e comunque quando il consiglio non abbia approvato nei termini di legge lo schema di bilancio predisposto dalla giunta, l’organo regionale di controllo assegna al consiglio, con lettera notificata ai singoli consiglieri, un termine non superiore a 20 giorni per la sua approvazione, decorso il quale si sostituisce, mediante apposito commissario, all’amministrazione inadempiente. Del provvedimento sostitutivo e’ data comunicazione al prefetto che inizia la procedura per lo scioglimento del consiglio. Nella stretta attualità e per quel che riguarda la Campania, il termine ultimo per votare a maggio con le regionali è il 24 febbraio prossimo.

MATTEO BOSCOLO ANZOLETTI