Il derby tra Juve Stabia e Avellino, uno degli appuntamenti più sentiti a Castellammare di Stabia, si è giocato senza tifosi ospiti. Il risultato, un 2-0 che ha premiato i padroni di casa, è stato evidente anche per l’assenza dei tifosi biancoverdi, a cui è stata vietata la trasferta a Castellammare di Stabia. Un provvedimento che ha impedito ai sostenitori residenti ad Avellino e provincia di raggiungere il “Menti” e sostenere la propria squadra in una delle partite più attese dell’anno.

Nel settore ospiti, infatti, erano appena 19 i presenti: un numero simbolico, ma anche il segno tangibile di una passione che, pur ostacolata da divieti e restrizioni, non si arrende. Una scena che ha fatto discutere, riportando d’attualità il tema dell’accessibilità al calcio e del diritto dei tifosi di vivere la propria passione sugli spalti.
Proprio su questo punto è intervenuta la Curva Sud Avellino, che attraverso un manifesto ha voluto lanciare un messaggio forte e chiaro: “Il calcio è della gente”. Nel testo, i tifosi sottolineano come il calcio rischi di allontanarsi sempre più dal popolo, diventando un privilegio per pochi. “Che il calcio sia lo sport popolare del Belpaese è sotto gli occhi di tutti – si legge nel comunicato – ma quanto costa oggi seguire la propria squadra? Possiamo ancora definirlo uno sport popolare o sta diventando un lusso per pochi eletti?”.
La riflessione nasce anche da un’analisi dei costi dei biglietti: secondo uno studio citato nel manifesto, la Serie A risulta tra i campionati più cari d’Europa, seconda soltanto alla Liga spagnola. E se già nella massima serie i prezzi stanno diventando proibitivi, lo scenario non migliora nelle categorie inferiori, dove le società sono libere di stabilire i costi dei tagliandi anche in base alla domanda e al tipo di partita.
“La Curva Sud Avellino – prosegue la nota – chiede alla società biancoverde di farsi promotrice di un calcio più accessibile, anche fissando prezzi calmierati per i tifosi ospiti, indipendentemente dall’importanza del match o dalle rivalità storiche”. Un appello che vuole andare oltre la singola partita, puntando a riaccendere il dibattito sulla distanza crescente tra tifoserie e istituzioni calcistiche.
Il divieto imposto ai tifosi avellinesi per la trasferta di Castellammare ha rappresentato, in questo senso, un ulteriore segnale di rottura. In uno stadio “Menti” blindato, la voce del popolo biancoverde è mancata, e la squadra di Biancolino si è ritrovata sola nel momento più delicato.
Il manifesto della Curva Sud chiude con un richiamo alla responsabilità collettiva: “Il nostro intento è rimettere il tifoso al centro del sistema calcio. Chi ama questo sport deve poterlo vivere da protagonista, non da spettatore lontano. Senza la passione della gente, il calcio non sarebbe niente”.
Un messaggio che risuona forte dopo un derby vissuto a distanza, con la consapevolezza che il calcio, per restare davvero popolare, deve tornare a essere di tutti.

