Commissioni d’accesso e scioglimento: ombre su Torre Annunziata e Castellammare di Stabia

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L’analisi pubblicata da il Fatto Quotidiano aggiunge un tassello pesante al clima di tensione istituzionale che attraversa alcuni territori chiave della provincia di Napoli. A Torre Annunziata la commissione d’accesso è ormai una realtà, mentre a Castellammare di Stabia l’ipotesi viene data come imminente. Due città confinanti, già segnate in passato da scioglimenti per infiltrazioni camorristiche, tornano così sotto la lente dello Stato.

Secondo quanto ricostruito, a Torre Annunziata la decisione della Prefettura di Napoli nasce da una informativa della Guardia di Finanza. Al centro dell’attenzione ci sono i ritardi negli sgomberi di immobili pubblici occupati abusivamente e un intreccio di parentele e contatti tra famiglie di pregiudicati e persone considerate vicine all’amministrazione comunale. Un quadro che ha fatto scattare l’allarme e portato all’insediamento della commissione d’accesso, primo passo verso una possibile procedura di scioglimento.

A Castellammare di Stabia, invece, la commissione non è ancora arrivata, ma viene descritta come una presenza ormai attesa “da un momento all’altro”. I segnali di allarme si sono accumulati nel corso del 2025. A maggio, durante i festeggiamenti per la promozione della Juve Stabia, sul palco sarebbero stati visti tre esponenti di spicco del clan locale. Una presenza diventata ancora più inquietante alla luce del fatto che, pochi mesi dopo, la società sportiva è stata sottoposta ad amministrazione controllata dal Tribunale per i condizionamenti camorristici nell’indotto.

A novembre, poi, la pubblicazione su il Fatto Quotidiano delle intercettazioni che coinvolgevano un consigliere comunale di maggioranza. Conversazioni con il cassiere dei boss, chiamato confidenzialmente “zio”, e frasi che parlavano di “fare cose importanti insieme”. Il consigliere si è difeso sostenendo che si trattasse di contatti di lavoro e, formalmente, non sono emersi elementi per smentirlo. Tuttavia, poche settimane dopo, sono arrivate le dimissioni, seguite da quelle di un altro consigliere, coinvolto indirettamente per via di un figlio e di un nipote indagati per associazione camorristica.

L’inchiesta giornalistica racconta così la fine di quella che era stata definita una “primavera di speranza” per due città che, solo quattro anni fa, erano state sciolte quasi in contemporanea per le infiltrazioni dei clan Gionta e D’Alessandro. Nel giugno 2024 il ritorno alle urne aveva premiato due figure presentate come simbolo di discontinuità. A Torre Annunziata era stato eletto Corrado Cuccurullo, manager e docente universitario, con un passato nel Cda di Soresa, la società della spesa sanitaria campana. A Castellammare di Stabia aveva vinto Luigi Vicinanza, giornalista ed ex direttore dell’Espresso. Due profili esterni alla politica tradizionale, entrambi alla prima esperienza elettorale e indicati dal Partito Democratico.

Le differenze, però, non mancano. A Torre Annunziata Cuccurullo ha vinto senza l’appoggio del Movimento 5 Stelle, che ha corso da solo. A Castellammare di Stabia Vicinanza è stato sostenuto dal campo largo, con una coalizione molto ampia: 14 liste, di cui solo tre di partito e molte civiche. Proprio questo aspetto ha aperto una frattura profonda con Sandro Ruotolo, simbolo dell’impegno anticamorra del Pd e consigliere comunale, che ha parlato apertamente di rischio infiltrazioni nelle liste civiche e di una politica troppo debole, terreno fertile per la criminalità organizzata.

Ruotolo si è dimesso e ha chiesto al sindaco di fare lo stesso, sollecitando anche il Pd a ritirare il sostegno all’amministrazione. Vicinanza ha rifiutato, rivendicando il proprio ruolo di argine alla camorra. In un incontro pubblico molto partecipato ha parlato di “solo fango” e ha posto una domanda che è diventata il cuore della sua difesa: se la criminalità organizzata sarebbe più o meno contenta delle sue dimissioni.

Sul fronte delle commissioni d’accesso, i due sindaci mostrano atteggiamenti diversi. Cuccurullo, con la commissione già insediata, ha scelto una linea prudente, parlando di uno strumento utile a fare chiarezza. Vicinanza, invece, non la invoca ma sa che l’ipotesi è concreta e si dice pronto a collaborare con Prefettura, Dda e Procura per colpire la camorra che da decenni condiziona la vita pubblica stabiese.

Il segretario regionale del Pd, Piero De Luca, ha incontrato entrambi, ma il partito non ha ancora chiarito ufficialmente la propria linea. Un silenzio che alimenta interrogativi e tensioni, mentre su Torre Annunziata e Castellammare di Stabia tornano ad addensarsi le nubi di un possibile ritorno al passato, proprio mentre la promessa di cambiamento rischia di essere messa alla prova più dura.