Il Prefetto di Salerno Francesco Esposito ha ufficialmente nominato una Commissione d’indagine presso il Comune di Sarno, gettando nuove ombre sull’amministrazione dell’Agro nocerino sarnese. La decisione, presa su delega del Ministro dell’Interno, si inserisce nel quadro dell’articolo 143, comma 2, del T.U.E.L., normativa specificatamente dedicata al contrasto delle infiltrazioni mafiose negli enti locali.
La Commissione, già insediatasi, vede tra i suoi membri figure di alto profilo: la dott.ssa Gabriella D’Orso, Viceprefetto in quiescenza, il dott. Roberto di Legami, ex dirigente generale della Polizia di Stato, e il dott. Antonio Arangio dell’amministrazione dell’interno. L’indagine, della durata iniziale di 3 mesi (prorogabili per ulteriori tre), mira a far luce su possibili collegamenti tra criminalità organizzata e amministrazione comunale.
Il caso esplode dopo una controversa nomina nel nucleo di valutazione del Comune: un’avvocatessa, moglie di un presunto boss coinvolto in un’operazione antimafia che ha portato all’arresto di 28 persone lo scorso marzo. L’operazione aveva svelato un sistema criminale dedito a usura, estorsione, riciclaggio e altri gravi reati.
La vicenda ha attirato l’attenzione del parlamentare Pino Bicchielli (Noi Moderati), che ha sollevato la questione fino al Ministero dell’Interno. Nonostante il sindaco Francesco Squillante abbia tentato di correre ai ripari revocando l’incarico alla professionista otto giorni dopo l’operazione delle Fiamme Gialle, il danno era ormai fatto.
Il primo cittadino ha cercato di rassicurare la popolazione con una lettera aperta, parlando di “atto ordinario” e promettendo “massima collaborazione”, ma l’ombra delle infiltrazioni mafiose pesa come un macigno sull’amministrazione comunale. La Commissione avrà il compito di verificare eventuali condizionamenti criminali che possano aver compromesso l’imparzialità e il buon andamento dell’ente.
Se le indagini dovessero confermare i sospetti, il Prefetto potrebbe proporre lo scioglimento del consiglio comunale, come già accaduto in altri comuni dell’area. Il caso Sarno si aggiunge a quello di Pagani, configurando un quadro preoccupante di possibili infiltrazioni mafiose nell’area dell’Agro nocerino sarnese. La vicenda rappresenta l’ennesimo campanello d’allarme sulla penetrazione della criminalità organizzata nelle istituzioni locali, evidenziando la necessità di controlli sempre più stringenti e di una maggiore attenzione nella selezione dei collaboratori dell’amministrazione pubblica.

