di Marco Visconti
A Pagani l’attesa è diventata una condizione quotidiana. Da giugno 2025, quando la Prefettura di Salerno ha nominato una commissione di indagine per verificare eventuali cause di scioglimento del consiglio comunale, la città vive sospesa tra atti amministrativi, indiscrezioni e timori. La commissione – composta da un viceprefetto, un Capitano dei Carabinieri e un funzionario interno – sta esaminando documenti e procedure legate ad appalti pubblici, servizi e forniture, oltre a possibili condizionamenti delle elezioni comunali del 2020, con sullo sfondo le ipotesi più gravi: infiltrazioni della criminalità organizzata, corruzione, turbativa d’asta.
Di ufficiale, però, non c’è ancora nulla. E proprio questo vuoto informativo ha lasciato spazio alle cosiddette “voci di popolo”, che si rincorrono nei corridoi del Comune, nei bar, sui social: retroscena mai confermati, date che circolano come presagi, scenari opposti che alimentano un clima di tensione crescente. Sono state indicate più scadenze per il responso della commissione, l’ultima delle quali il 27 dicembre: numeri che in realtà pesano come macigni sull’umore collettivo.Per comprendere il clima politico, abbiamo raccolto le riflessioni di consiglieri di minoranza e di maggioranza.
Ne emerge un quadro frammentato ma significativo.C’è chi, come la consigliera di opposizione Anna Rosa Sessa, invita alla prudenza: «Penso che al momento nessuno possa avere contezza. Circolano voci ma nulla di ufficiale». Una posizione che fotografa bene l’incertezza dominante.Più preoccupato Michele Bottone, anch’egli all’opposizione, che ammette un clima di ansia diffusa negli uffici e tra gli amministratori, pur auspicando un esito negativo dell’indagine per il bene della città. Bottone lega però questa attesa a un giudizio politico severo sull’attuale amministrazione, definendone le scelte dannose e ribadendo la disponibilità del suo gruppo alle dimissioni.Dal fronte della maggioranza, il consigliere Tommaso Passamano prova a smorzare le tensioni: dice di non dare peso alle voci e di confidare nel lavoro della magistratura e della Commissione. Il timore principale, per lui, è l’impatto di un eventuale scioglimento sull’intera comunità paganese.
Di segno diverso la riflessione di Davide Nitto (opposizione), secondo cui le dimissioni politiche sarebbero inutili: lo scioglimento, ricorda, prescinde da esse e riguarderebbe – almeno per quanto emerso finora – gli uffici amministrativi più che la parte politica.L’assessore alla Cultura Valentina Oliva (maggioranza) sottolinea invece la volontà di continuare a lavorare e manifesta amarezza per quello che percepisce come un “tifo” esterno per lo scioglimento: «Nessuno di noi pensa che possa accadere, altrimenti non lavoreremmo con lo stesso impegno».
Sulla stessa linea il consigliere di maggioranza Gaetano Cesarano, che ribadisce la segretezza dell’indagine, l’assenza di indagati tra amministratori e dirigenti e l’inutilità di dimissioni preventive, ricordando precedenti come quello del Comune di Capaccio, dove lo scioglimento può arrivare anche dopo nuove elezioni.Se si analizzano le percezioni espresse: una netta maggioranza degli esponenti ascoltati dichiara di non avere elementi concreti e invita alla cautela; tra questi, quasi tutti i rappresentanti della maggioranza esprimono fiducia nell’esito dell’indagine e minimizzano la probabilità di scioglimento. L’opposizione appare più divisa: una parte manifesta preoccupazione e critica politica, un’altra ridimensiona l’impatto delle dimissioni e sposta l’attenzione sugli aspetti tecnici e amministrativi. A rendere il quadro ancora più eloquente sono i silenzi. Non hanno risposto alle domande il primo cittadino Raffaele Maria De Prisco e la consigliera comunale Rita Greco.

