Codice Rosso, a sostegno delle donne

Il revenge porn, ovvero la pubblicazione e diffusione di materiale privato con contenuto sessualmente esplicito senza il consenso della persona ritratta, ora è punito ufficialmente anche in Italia. Il Senato ha approvato in ultima lettura il cosiddetto Codice rosso, il disegno di legge contro la violenza domestica e di genere, con 197 sì e 47 astenuti. Il provvedimento diventerà effettivo non appena verrà pubblicato in Gazzetta ufficiale.

Da quel momento, chiunque pubblicherà o diffonderà foto e video intimi di una persona senza il suo consenso verrà punito con una pena da uno a sei anni di carcere e una multa da 5mila a 15mila euro. Le stesse misure potranno applicarsi anche a chi contribuisce a diffondere questo materiale inviandolo ad altre persone. La pena è aumentata se il responsabile è un coniuge, ex partner o la pubblicazione è avvenuta tramite strumenti informatici.

La criminalizzazione del revenge porn non è però che uno dei punti del disegno di legge voluto dal ministro della Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno. Di seguito, ecco cos’altro prevede.

Indagini più veloci, pene più severe e nuovi reati
Una delle novità più importanti del Codice rosso riguarda l’accelerazione delle indagini sui casi di violenza domestica. La legge prevede che i pubblici ministeri ascoltino chi ha presentato una denuncia per maltrattamenti o violenza in famiglia entro massimo tre giorni dall’iscrizione della notizia di reato, che avviene nel momento stesso in cui una persona si presenta alla polizia (da qui il nome del disegno, un richiamo ai codici usati nel pronto soccorso, dove l’urgenza è massima).

Se i magistrati accertano che c’è stata violenza, possono condannare il responsabile a una pena detentiva dai tre ai sette anni (prima erano minimo due e massimo sei). La pena può essere aumentata fino al 50% del totale se il fatto è avvenuto in presenza di un minore, di un disabile, di una donna incinta, o se l’aggressione è stata armata.

Pene aumentate anche per chi commette il reato di violenza sessuale e stalking. Nel primo caso, la reclusione passa dagli attuali 5-10 anni a 6-12 e viene punito più severamente anche chi ha commesso atti sessuali con minori di 14 anni cui è stato promesso denaro o altra utilità (per esempio, telefonini, ricariche o vacanze). Per quanto riguarda lo stalking, invece, la reclusione passa dagli attuali 6mesi-5 anni a un mino di un anno e un massimo di 6 anni e 6 mesi.

Il Codice rosso introduce anche due nuovi reati. Il primo punisce chi sfregia una persona sul viso deformandone l’aspetto (come nei casi di aggressione con l’acido diventati tristemente noti alle cronache). Se la vittima sopravvive, il responsabile verrà punito con la reclusione dagli otto ai quattordici anni. Se invece muore, è previsto l’ergastolo. I condannati avranno inoltre più difficoltà di altri a ottenere benefici come permessi premio, misure alternative e la possibilità di lavorare per alcune ore fuori dal carcere.

Il secondo, invece, punisce chi ha costretto qualcuno a sposarsi usando la violenza, le minacce, un precetto religioso o approfittando di un’inferiorità psico-fisica. L’emendamento è stato introdotto per volere di Mara Carfagna e punisce il colpevole con la detenzione da due a sei anni se la vittima è minorenne. Se questa non ha compiuto 14 anni, invece, la pena può essere aumentata fino alla metà.