Clan Russo e scommesse illegali: candidato ai domiciliari

0
198

L’inchiesta della DDA di Napoli che svela l’infiltrazione nel gioco d’azzardo online

Giovanni Mazzola, 38 anni, di Monteforte Irpino, è finito agli arresti domiciliari nell’ambito della maxi-inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli sull’espansione del clan Russo nel settore delle scommesse illegali. Il suo nome compare in numerose intercettazioni dell’indagine coordinata dai pm Henry John Woodcock e Vincenzo Toscano.

Mazzola era candidato alle prossime elezioni amministrative con la lista “È Ora”, ma è stato immediatamente escluso dal candidato sindaco Fabio Siricio dopo la notifica della misura cautelare.

Le accuse: giochi illegali e aggravante mafiosa

Secondo l’accusa, il trentottenne avrebbe gestito una sub-agenzia collegata al sistema clandestino di scommesse riconducibile ai clan Russo e Licciardi. A lui viene contestato l’esercizio abusivo di giochi e scommesse aggravato dalle finalità mafiose, oltre alla partecipazione ad associazione a delinquere di stampo camorristico.

I fatti contestati risalirebbero a un periodo precedente alla sua candidatura politica.

Le intercettazioni: “Fa soldi che tu non ti immagini”

A parlare di Mazzola è Domenico Cavezza, considerato dagli inquirenti uno dei principali referenti operativi del sistema illecito. In un’intercettazione afferma:
«Giovanni Mazzola fa soldi che tu non ti immagini. Tiene la Sisal a Monteforte. Lo conosco da dieci anni, mi ha portato soldi che non puoi immaginare».

Cavezza descrive Mazzola anche come presidente della squadra dilettantistica “ASD Michele Amodeo C5”, sottolineando la sua presenza attiva sul territorio.

La rete delle scommesse illegali online

L’inchiesta ricostruisce un meccanismo sofisticato: la creazione di piattaforme di gioco online prive di autorizzazione dell’Agenzia dei Monopoli, con estensioni come “goodbet.com” e “planet365.me”, ospitate su server esteri.

Questi sistemi venivano utilizzati in sale scommesse e attività commerciali del territorio, permettendo la raccolta di giocate clandestine su eventi sportivi e giochi d’azzardo. Il tutto eludendo norme fiscali, antiriciclaggio e le imposte dovute allo Stato. Per gli inquirenti si tratta di una truffa aggravata ai danni dell’Erario.

Il ruolo dei clan e il controllo del territorio

Dalle 461 pagine dell’ordinanza firmata dal gip Isabella Iaselli emerge una camorra capace di infiltrarsi nel tessuto economico del Nolano: immobili, imprese, compravendite e soprattutto gioco d’azzardo.

Secondo gli investigatori, i promotori dell’associazione finalizzata alla gestione del mercato del gioco illegale sarebbero Gennaro e Antonio Licciardi, insieme a Luigi e Francesco Pio Carrella. Loro avrebbero dettato strategie, direttive e suddivisione dei proventi.

Parte dei guadagni finiva nella “cassa comune” del clan, utilizzata per sostenere sodali, detenuti e le loro famiglie.

Il blitz dei Carabinieri: 44 misure cautelari

Il Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Castello di Cisterna ha eseguito 44 misure cautelari: 34 persone in carcere e 10 ai domiciliari. L’indagine ha inoltre evidenziato rapporti tra clan Russo e figure politiche di Nola, Cicciano e Casamarciano, ipotizzando forme di sostegno elettorale e pressioni sul voto locale.