Undici provvedimenti cautelari sono stati notificati dalla Dia di Napoli, diretta da Antonio Galante, al termine di indagini coordinate dalla Dda partenopea guidata dal procuratore aggiunto Sergio Amato, nei confronti del clan Amato-Pagano. Tra i destinatari figurano anche due coniugi insospettabili di Melito di Napoli, accusati di concorso esterno in associazione mafiosa per aver messo a disposizione la propria abitazione dove il clan poteva riunirsi al riparo dalle forze dell’ordine.
Reati contestati e modus operandi del clan
Oltre all’associazione mafiosa, agli indagati vengono contestati reati gravi come l’intestazione fittizia di beni e il riciclaggio, aggravati dalle modalità mafiose. Le indagini hanno messo in luce come i componenti del clan Amato-Pagano minacciassero chi acquistava immobili tramite aste giudiziarie, arrivando a chiedere tangenti. In un episodio intercettato, la richiesta iniziale di 10mila euro è stata ridotta a 3mila, definita come “un regalo alla famiglia”.
Il clan gestiva anche beni di lusso intestati a società compiacenti. Auto e moto di elevato valore commerciale, come Audi sportive e Yamaha, venivano formalmente intestate ad aziende di imprenditori fidati e accompagnate da falsi contratti di noleggio per non destare sospetti. Gli investigatori hanno documentato inoltre operazioni di riciclaggio e autoriciclaggio, con denaro frutto di attività illecite trasferito su carte prepagate e poi spostato all’estero, in particolare in Spagna.
Gli sviluppi delle notifiche
Dieci delle undici misure sono state notificate direttamente dalla Dia. L’ultima misura, sempre emessa dal gip su richiesta della Dda, ha riguardato uno dei due coniugi di Melito. L’indagato si è presentato volontariamente nella caserma dei carabinieri di Marano di Napoli, accompagnato dal proprio avvocato, per completare le procedure di notifica.
L’operazione conferma il livello di penetrazione del clan Amato-Pagano sul territorio e la complicità di figure apparentemente estranee alla criminalità organizzata, che mettono a disposizione risorse e immobili per attività illecite. Gli arresti rappresentano un colpo significativo al gruppo scissionista e ai meccanismi di intimidazione, estorsione e riciclaggio che da anni ne caratterizzano le attività.

