Cinque candidati in corsa a Nocera, ma quanti davvero per Nocera?

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A Nocera si moltiplicano i candidati, ma si divide la città, perché ci sono 5 nomi, cinque simboli, cinque microcosmi politici che si contendono consensi più per sopravvivenza di partito che per reale visione territoriale e culturale.

di Giorgia Valentini

Ci sono Ferdinando Padovano (PSI) e Federica Fortino (PD) sul fronte progressista; Tonia Lanzetta (FI) e Luca Forni (Cirielli Presidente) sul versante del centrodestra; infine Pasquale Magro, che corre “per Campanile”, e sembra voler rappresentare un’altra fetta, ancora più dispersa, dell’elettorato Ma la domanda vera, forse la più scomoda, è questa: quanti di loro hanno davvero a cuore il destino di Nocera, e quanti invece solo il proprio futuro politico? Perché osservando con realismo, questa campagna elettorale sembra che in tutto l’agro Sarnese ci sia più una corsa individuale al protagonismo che un progetto politico condiviso.

Invece di unire le forze e presentare due, al massimo 3 candidati in un unica lista, forti e capaci di trainare la città dentro le istituzioni provinciali o regionali, si è preferito frammentare tutto. Risultato? Voti dispersi, potere annacquato, rappresentanza svuotata, purtroppo figlia di una mossa miope, che tradisce la mancanza di una visione strategica. Nessun partito a quanto pare, ha pensato davvero cosa serve al territorio. In giro, tra i corridoi e i bar della politica, le voci si rincorrono: c’è chi vota in modo disgiunto, chi appoggia un presidente “solo di facciata”, chi sceglie candidati di Salerno o addirittura del Cilento e la nostra città, come spesso accade, resta a guardare, spettatrice di un film che ormai conosce a memoria.

Un tempo, da tutta la provincia si veniva a Nocera per “chiedere aiuto”, oggi accade l’esatto contrario e sono i nostri politici a bussare alle porte di Salerno, sperando in un posto, una promessa, un cenno. Il baricentro del potere si è spostato altrove, e non è colpa del destino, ma di una classe dirigente che ha smarrito la bussola. Non si parla più di idee, cultura, visioni, progetti ma si parla di nomi, parentele e preferenze; tanti vogliono fare le prime donne, anche senza contenuti e in questo teatro di personalismi e clientele, Nocera si scopre sempre più piccola, sempre più silenziosa, sempre più lontana da se stessa.