La cantante israeliana ha interrotto l’esibizione domenica sera a Torre Orsaia per unirsi simbolicamente all’iniziativa nazionale italiana, che invitava a suonare le campane per contrastare il conflitto tra palestinesi e israeliani.
di Marco Visconti
Durante il concerto al Cilento Etno Festival a Torre Orsaia, In quel momento, ha osservato un profondo silenzio, dichiarando: «La musica unisce, ma oggi il silenzio dice ancora di più». Trasformando l’evento musicale in un atto di solidarietà e riflessione. Il gesto assume un significato particolarmente forte nel contesto politico internazionale: il conflitto tra Israele e Hamas, riesploso con violenza, ha provocato finora oltre 59mila morti a Gaza, con centinaia di civili uccisi in bombardamenti su scuole, ambulanze, ospedali e abitazioni. L’Oms ha registrato almeno 63 morti per fame e malnutrizione e denuncia il rischio di carestia “di origine antropica”. Le trattative diplomatiche per un cessate il fuoco sono in stallo dopo il ritiro dei mediatori Usa a fine luglio, mentre Hamas accusa Israele di bloccare volontariamente gli aiuti umanitari.
La comunità internazionale è divisa: la Francia ha riconosciuto lo Stato palestinese, la Norvegia guida il fronte europeo per una soluzione politica, mentre Usa e Israele proseguono le operazioni militari. In questo scenario, il gesto di Noa, artista israeliana che canta per la pace, ha assunto una portata simbolica notevole: sul palco di un piccolo borgo cilentano, il silenzio si è fatto grido universale contro la guerra, mostrando come la cultura possa ancora essere uno spazio di coscienza, umanità e speranza.

