Chissà che fa quella polverina bianca?

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È di oggi la notizia dell’operazione svolta con successo a Pagani dalle Forze dell’ordine, per assicurare alla giustizia chi da tempo gestiva lo smistamento di sostanze stupefacenti sul territorio.

In epoche passate l’utilizzo di alcool, di tabacco e canapa, erano addirittura considerati terapeutici e necessari per creare stati allucinatori che favorivano rituali sacri.

La trasformazione di una sola molecola ha reso possibile la creazione di sostanze capaci di modificare l’uso iniziale delle sostanze.

Parlare di droga non è facile perché ne circola tanta e capire le motivazioni che spingono o facilitano l’uso, rischia di portare alla luce questioni che minano l’idea che si ha di una società vincente.

Il ricorso alle droghe è in continuo aumento e coinvolge in modo trasversale tutte le fasce della popolazione che si differenziano per età, status, realizzazione personale, posizione sociale.

È un dato inequivocabile, ma che evidenzia che le ragioni dell’aumento esponenziale dei consumatori ha a che fare sì con qualcosa che attiene alla sfera emozionale degli individui che, però, non esclude il rinforzo proveniente dal contesto sociale.

L’atteggiamento frequente è quello che tende a considerare l’uso di sostanze come una scelta che attiene alla sfera personale e, quindi, non lesiva per la comunità.

Ciascuno è libero di fare ciò che desidera nella propria vita privata, è questa la convinzione condivisa dai più, il mantra che sempre più spesso si ascolta, di fronte al quale pare s’imponga il silenzio dell’accettazione acritica.

È anche lecito chiedersi quanti professionisti che operano nelle professioni mediche facciano uso di sostanze, e quanto quella che viene considerata una scelta personale, in alcuni casi, possa pregiudicare quella prestazione.

Il passaggio dall’uso all’abuso di droghe, in alcuni casi, è annunciato; tra le varie spiegazioni quella su cui è interessante soffermarsi è quella che considera l’aspetto socio-culturale che si ricollega ai modi e ai significati che caratterizzano il divertimento.

Soprattutto tra i giovani il momento di distacco dalla routine quotidiana, avviene attraverso l’abuso di sostanze che diventa, secondo l’interpretazione del sociologo E. Durkheim (1858 – 1917), un rituale sociale che assume la forza simbolica che conferisce sensatezza ad un comportamento all’interno di un gruppo o di un contesto.

Gli adulti come i giovani sembrano accettare l’idea del momento di relax, di divertimento, comprensivo di una qualche sostanza che aiuti a “viaggiare più lontano”, senza inibizioni e apparenti danni collaterali.

Sorge spontaneo chiedersi quanto incida sul ricorso all’uso di droghe la liberalizzazione o la condanna, anche in questo caso le prospettive interpretative sono differenti e si scontrano da tempo tra fronti contrapposti che possono anche confondere le idee.

Esiste davvero un nesso tra l’idea di divertimento e l’uso di sostanze? E se sì, da dove nasce?

L’informazione non è chiara, siamo sommersi da notizie contrastanti espresse da personalità che sappiamo essere competenti e che spesso si scontrano con altre altrettanto riconosciute, e ci troviamo a stabilire in solitudine le verità scomode.