Chiara Ferragni dopo l’assoluzione: l’emozione, l’abbraccio, le lacrime e l’intervista-confessione

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La fine del procedimento giudiziario legato al cosiddetto Pandoro Gate segna un punto di svolta nella vita personale e professionale di Chiara Ferragni. Dopo due anni difficili, l’imprenditrice digitale è stata prosciolta e, a poche ore dalla decisione del giudice, ha raccontato emozioni, fragilità e consapevolezze maturate lungo un percorso che lei stessa definisce “un incubo” in un’intervista a Giuseppe Guastella sul Corriere della Sera.

La sentenza è arrivata come un’ondata improvvisa. In aula, quando è stata pronunciata la formula che dichiarava l’estinzione del reato, Ferragni non ha trattenuto l’emozione: “Appena ho sentito ‘articolo 531’ ho abbracciato il mio avvocato, mi sono messa a piangere, singhiozzavo. Sembrava una scena da film”. Una reazione istintiva, dopo mesi di tensione e silenzio.

«Due anni in cui è andato tutto storto»

Ferragni non nasconde la durezza del periodo appena concluso. “Sono stati due anni in cui tutte le cose che potevano andare male sono andate male”, racconta, spiegando però di non aver mai perso del tutto la fiducia: “Ho sempre pensato che ci dovesse essere per forza un bel finale, perché non c’era nessun elemento per parlare di una truffa”.

Resta però una riflessione autocritica. Guardando indietro, l’imprenditrice ammette di essere stata ingenua: “Eravamo all’apice del nostro successo, perché mai avremmo dovuto fare qualcosa di irregolare per una piccola operazione benefica dalla quale non avremmo guadagnato un euro in più?”. Secondo Ferragni, l’errore non è stato nella volontà, ma nella gestione: “Abbiamo fatto errori in buona fede. Il problema è stato non capire che anche una questione del genere potesse avere dei rischi se non gestita bene”.

«Mi sono presa tutte le responsabilità»

La parola che torna spesso nel suo racconto è responsabilità. “Sì, sono stata molto ingenua. Mi sono comunque presa tutte le responsabilità”, afferma, spiegando che oggi, potendo tornare indietro, cambierebbe soprattutto il contesto umano e professionale: “Mi circonderei di persone con più esperienza. Da business woman, da influencer, da celebrity, farò sempre errori di valutazione”.

Colpisce il passaggio in cui Ferragni parla dello shock personale più grande: “Mai nella mia vita mi sarei immaginata indagata e imputata in un procedimento penale. È ciò che mi ha fatto più male”.

Il silenzio mediatico e il peso dell’esposizione

In due anni, Ferragni ha scelto quasi sempre il silenzio. “Avevo paura che qualsiasi cosa dicessi potesse essere usata contro di me”, spiega. Una scelta difficile per chi vive di comunicazione, ma necessaria per affrontare la vicenda “a testa alta”, convinta della propria innocenza.

Essere un personaggio pubblico, in questa fase, ha avuto un rovescio della medaglia pesantissimo: “Una condizione che mi ha dato tanti vantaggi, ma in questo periodo mi ha dato praticamente solo svantaggi”.

Tradimenti, sostegno e la separazione da Fedez

Nel racconto emerge anche un senso di solitudine. “Quando vinci tutti vogliono salire sul tuo carro, quando hai bisogno tante persone spariscono”, dice senza giri di parole. Il momento più doloroso coincide con la fine del matrimonio: “C’è stata una separazione pubblica nell’unico mio momento di bisogno, mi sono sentita completamente abbandonata. Ho sofferto tantissimo”.

A sostenerla sono rimasti pochi punti fermi: “La mia famiglia, mia mamma, i miei cari amici, gli avvocati. E tante persone che mi dicevano di non mollare”.

«Hanno detto che avevo truffato bambini malati»

Tra le accuse mediatiche, una in particolare ha lasciato il segno: “Quando hanno detto che avevo truffato i bambini malati, cosa poteva esserci di peggio?”. Ferragni sottolinea come si sia trattato di un errore di comunicazione, non di dolo, ma la rappresentazione pubblica di quei giorni è stata, a suo dire, “la più lontana dalla realtà”.

Una Chiara Ferragni diversa

Dopo la sentenza, Ferragni parla apertamente di cambiamento: “Ora sono più consapevole, più attenta e voglio essere più vera”. Racconta di aver fatto un lavoro profondo su se stessa, imparando a prendersi cura della propria persona e non solo dell’immagine pubblica.

Non cerca una rinascita patinata: “La persona tutta perfezione di prima non esiste più. Vorrei che gli altri riuscissero a percepirmi come sono veramente”.

«Ora ricomincio a vivere»

Il primo gesto dopo l’assoluzione sarà semplice e intimo: “Festeggerò con i miei amici, staremo insieme tranquilli”. Poi, una frase che chiude simbolicamente questo capitolo: “Ora ricomincio a vivere”.

Un nuovo inizio, lontano dall’aura dell’infallibilità e più vicino a una normalità costruita sulla consapevolezza, dopo uno dei periodi più complessi della sua vita.