Cellulari in cella: blitz nel carcere di Avellino

0
118
Carcere di Salerno, il cane antidroga Spike scova hashish e cocaina

Perquisizioni in corso nell’istituto “Antimo Graziano”. I detenuti usavano smartphone per contatti con l’esterno e nuovi reati. Scoperti profili social e minacce a una donna.

Un’operazione congiunta di carabinieri e polizia penitenziaria è in corso nel carcere di Avellino “Antimo Graziano”, dove sono state scoperte vere e proprie attività criminali condotte dai detenuti attraverso l’uso illecito di cellulari e smartphone.

Le perquisizioni, disposte dalla Procura della Repubblica di Avellino, riguardano 18 indagati, tuttora o precedentemente reclusi nell’istituto a partire dal giugno 2024. Le indagini, avviate dai carabinieri del Nucleo Investigativo lo scorso febbraio, hanno rivelato come i dispositivi mobili non venissero utilizzati solo per contatti con l’esterno, ma anche per organizzare nuovi reati.

In un caso, è emersa la posizione di un detenuto accusato di atti persecutori nei confronti di una donna, vedova dell’uomo che egli stesso avrebbe ucciso: le minacce venivano inviate direttamente dal carcere. Inoltre, sui profili social di alcuni detenuti — gestiti grazie ai telefoni nascosti — sono stati trovati messaggi e immagini di rilievo investigativo.

Tutti gli indagati rispondono del reato di accesso indebito a dispositivi di comunicazione, mentre uno di loro è accusato anche di stalking. Le forze dell’ordine stanno passando al setaccio le celle per sequestrare smartphone, sim card e dispositivi elettronici utilizzati illegalmente.

Le indagini hanno fatto emergere una vera e propria rete di comunicazione criminale interna, alimentata da utenze telefoniche intestate a persone inesistenti e contatti frequenti con familiari e complici all’esterno.

Nelle ore precedenti al blitz, nel carcere si è verificata una rissa tra detenuti italiani e stranieri, sedata solo grazie al tempestivo intervento del personale penitenziario. Come denunciato da Raffaele Troise, segretario della Uilpa Penitenziaria, l’istituto ospita 630 detenuti a fronte di una capienza di 500, una condizione che continua a generare tensione e rischio costante di violenze.

Un’operazione che riaccende i riflettori sul fenomeno dei telefoni nelle carceri e sulla necessità di rafforzare la sicurezza per arginare la criminalità anche dietro le sbarre.