Chiuse indagini su Coscioni, si procederà per ‘tentata concussione’

0
905

I problemi per i salernitani non finiscono mai. Non è un titolo di un film ma quello che da mesi sta succedendo ai fedelissimi del Governatore Vincenzo De Luca. Sono infatti state chiuse le indagini per Enrico Coscioni: il consigliere di De Luca alla Sanità avrebbe fatto pressioni per liberare una poltrona di Commissario ASL. I finanzieri del Nucleo Tributario hanno notificato questa mattina l’avviso a Palazzo Santa Lucia, dove Coscioni ha un ufficio. Il pm Giancarlo Novelli e il procuratore aggiunto Alfonso D’Avino accusano il cardiochirurgo salernitano di tentata concussione ai danni di tre ex commissari di Asl e ospedali pubblici. I fatti risalgono al periodo compreso tra settembre e dicembre 2015, quando Coscioni cercò di mandare via tre commissari ASL nominati dall’ex giunta Caldoro. Coscioni invito i tre  a dimettersi con le buone o con le cattive, per far posto a persone di gradimento della nuova maggioranza di centrosinistra. “L’onda è partita verrete sostituiti tutti”, la frase clou di Coscioni secondo la Procura. Una inchiesta attivata su un esposto di una delle ‘vittime’, Salvatore Panaro, l’ex commissario dell’Asl Napoli 3, che ricopriva l’area della provincia vesuviana e stabiese. Assistito dall’avvocato Fabio Carbonelli, Panaro fece un ricorso al Tar contro il suo avvicendamento e poi mise nero su bianco accuse precise che il pm ha così riassunto nel capo d’imputazione: Coscioni avrebbe invitato Panaro a rassegnare le dimissioni “per evitare un contenzioso” usando le espressioni “che stai a fare con Postiglione tanto tra tre giorni ti mandiamo via… nessuno ti vuole i sindaci non ti vogliono, Casillo non ti vuole (si tratta di Franco Casillo, indagato in un filone parallelo e stralciato, padre del capogruppo Pd in Regione Campania), tu devi andare via”. Altrimenti avrebbe azionato “controlli strumentali sulla sua gestione”. Le acquisizioni documentali e le testimonianze raccolte hanno appurato che questo metodo sarebbe stato utilizzato anche nei confronti della commissaria dell’ospedale Cardarelli Patrizia Caputo e della commissaria dell’Asl Napoli 2 Agnese Iovino.