E’ stato condannato a 30 anni di carcere con l’accusa di omicidio volontario, il 48enne barbiere di Cava, Salvatore Siani, che lo scorso gennaio aggredì fino a provocarne la morte la moglie Nunzia Maiorano. La donna – 41 anni – fu uccisa con 46 coltellate. Alcune di queste inferte dinanzi al figlio di 5 anni, che giocava in cortile mentre si consumava la tragedia.
La sua – secondo il Giudice – fu un’azione impulsiva, dovuta all’ennesimo atteggiamento sfuggente ed insofferente della moglie
Quando scattò l’azione omicida, marito e moglie erano in casa della madre di Nunzia: la donna era intenta a preparare il latte al figlio.
Per il Giudice, l’omicidio non fu premeditato, né dovuto ad un raptus di gelosia, in considerazione di un messaggio che l’uomo lesse sul telefono della moglie (entrambe le ipotesi erano state formulate dalla Procura): sarebbe stata piuttosto la crisi del rapporto coniugali ad innescare la violenza omicida dell’uomo, che temeva che con la separazione – quella legale era in corso da pochi mesi – non avrebbe più visto i figli.
Una crisi di coppia che sarebbe forse potuta rientrare, tanto che nel corso del processo è emersa una riunione familiare del 30 dicembre 2017, durante la quale la donna si sarebbe comunque impegnata per tentare di recuperare il rapporto. Ma gradualmente, tanto che il tentativo di riavvicinamento dell’uomo – proprio quel giorno – fu respinto dalla donna. Poi il raptus omicida.
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