Cava, l’intervento la uccide. Medico a processo per omicidio colposo

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Un intervento dannoso e una sofferenza di quasi quattro giorni, fino al decesso. Un medico in servizio all’ospedale di Cava de’ Tirreni sarà processato per omicidio colposo. Sullo sfondo, la morte della 74enne Maria Baldi, avvenuta il 13 novembre 2014. La vicenda comincia con le visite, almeno due, che l’anziana effettua all’ospedale di Cava. Durante la prima, le viene detto che ha beccato un’influenza. Le viene dunque prescritto un farmaco contro il vomito, insieme ad una flebo di Plasil consigliata dal medico di famiglia. Questo, il 9 novembre. Il giorno dopo, quei sintomi cominciano a presentarsi in forma più violenta, spingendo la donna a recarsi al pronto soccorso. Anche questa volta l’anziana avverte dolore, oltre ad affanno, nausea e vomito. La diagnosi registrata parla di coliciste e spinge i medici a ricoverarla in sala operatoria. L’operazione – stando alle indagini – avrebbe però peggiorato il quadro clinico, portando l’anziana al decesso. Secondo l’autopsia effettuata all’epoca dal medico legale Giovanni Zotti, nell’organismo dell’anziana fu individuato un infarto del miocardio.

Circostanza non diagnosticata durante le due visite. Stando alle indagini della procura e del perito, avallate dal gup con il rinvio a giudizio per il medico, insieme ai sintomi esterni era presente anche troponina con battito cardiaco di 50 battiti per minuto. Il medico in questione, avrebbe collegato l’aumento della troponina alla coliciste, disponendo quell’intervento chirurgico che avrebbe poi compromesso le condizioni della donna, fino al decesso. Le indagini partirono dopo la denuncia presentata ai carabinieri dal legale che oggi assiste la famiglia, Arturo Della Monica, per poi arrivare fino al dibattimento, con inizio del processo fissato per il 26 gennaio 2017 davanti al giudice monocratico Raffaele Donnarumma. L’ospedale dove la donna subì l’intervento era il Santa Maria Incoronata dell’Olmo. Nel disporre il rinvio a giudizio per il medico, il gup ha rimandato gli atti alla procura affinchè venga valutata la posizione anche di un altro medico cardiologo, insieme a quelli che il primo giorno ebbero in cura l’anziana.