Cava de’ Tirreni smantellata rete di spaccio: coinvolti anche minorenni

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La Cassazione ha accolto il ricorso presentato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Salerno nei confronti di Francesco Bossone, coinvolto in un’indagine su immigrazione clandestina e rapporti illeciti legati al decreto flussi. La decisione della Suprema Corte riporta il caso davanti al Tribunale del Riesame, che dovrà nuovamente valutare la posizione dell’indagato.

Parallelamente, un’altra importante operazione ha scosso la provincia di Salerno, con al centro il nome di Antonio Bisogno, 20 anni, ritenuto rampollo dell’omonimo clan di Cava de’ Tirreni. Il giovane, già detenuto nel carcere di Lecce per un tentato omicidio avvenuto la notte di Pasqua del 2024 — per il quale è stato condannato in primo grado a otto anni di reclusione — è stato raggiunto da una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere, insieme alla madre, Antonella Casiero, 40 anni.

Secondo gli inquirenti, Bisogno avrebbe organizzato una rete di spaccio di droga che coinvolgeva anche giovanissimi e minorenni, utilizzati come “corrieri” e punti di riferimento sul territorio. L’attività criminale sarebbe proseguita anche dal carcere, grazie a un microtelefono rinvenuto nella sua cella, attraverso il quale il 20enne continuava a impartire ordini e coordinare i traffici.

Determinante, in questa rete, sarebbe stato il legame con Vincenzo Zullo, 44 anni, altro nome di peso nell’ambiente criminale cavese, da tempo associato a un gruppo dedito a estorsioni e traffico di stupefacenti.

L’indagine, condotta dai Carabinieri e coordinata dalle procure competenti di Potenza e Salerno, ha portato a 41 misure cautelari tra Basilicata, Puglia e Campania:

  • 5 persone in carcere,
  • 27 ai domiciliari,
  • 7 con obbligo di dimora,
  • e 2 minorenni trasferiti in comunità protette.

È la prima volta in Basilicata che a dei minorenni viene contestato il reato associativo in materia di stupefacenti. Il procuratore per i minorenni, Anna Gloria Piccininni, ha definito il fenomeno “un allarme sociale di grande rilievo”, aggiungendo:

“Il mondo dei minori non è affatto immune dalla criminalità. Con controlli più frequenti e a sorpresa nelle scuole, il fenomeno potrebbe essere davvero arginato.”

L’attività di spaccio si concentrava nei luoghi della movida e di aggregazione giovanile, mentre gli inquirenti ritengono che l’organizzazione disponesse anche di armi e fosse responsabile di episodi di violenza che avevano scosso la comunità di Ferrandina.

Le indagini, iniziate nel 2023 e durate quasi due anni, hanno già portato a cinque arresti in flagranza e al sequestro di ingenti quantità di cocaina e hashish. Lunedì inizieranno gli interrogatori di garanzia nei penitenziari dove sono detenuti i cinque principali indagati, tra cui Antonio Bisogno, Vincenzo Zullo, Matteo Baldi, Felice Memoli e Andrea Gu.