Cava de’ Tirreni. Minorenne vittima di un “rituale gay”. La trappola del finto servizio di moda

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Dovevano fare dei filmini per un servizio di moda. E’ con questa scusa che il “massaggiatore” Giuseppe Alfieri, di 51anni, sarebbe riuscito ad attirare uno dei due minori coinvolti nell’indagine che, all’alba di ieri, ha portato all’arresto del cavese e di un’altra persona. Le accuse sono sequestro di persona, pedopornografia e violenza sessuale aggravata. Il contesto è dei peggiori: una serata di depravazione a fare da sfondo ad un’orgia i cui protagonisti oscillavano tra il disgusto e il grottesco. I carabinieri ricostruiscono un episodio in particolare, quello incriminato, grazie a testimonianze e ad attività investigative precise. Ne arrestano due, il primo di Cava, il secondo originario del salernitano, ma residente a Vicenza. E’ Simone Criscuolo, di 42 anni, con precedenti specifici. I carabinieri del reparto territoriale di Nocera Inferiore si muovono dopo la denuncia che sporge la madre della vittima. A coordinare il tutto c’è il sostituto procuratore di Salerno, Elena Guarino. Il genitore scorge un cambiamento nel figlio, di soli 17 anni. Pensa stia male, poi scopre alcune conversazioni sul suo telefono cellulare. E’ il punto di non ritorno.

Le indagini sono appena agli inizi: ci sono ancora due persone da identificare. A salvarle sono state maschere e parrucche. Il luogo interessato è un centro massaggi, nel quale si sospetta che sia avvenuto anche altro, e non solo quanto subito dal ragazzino. Un giro di rapporti omosessuali a pagamento, sui quali la magistratura indaga già da mesi

Una volta attirati i due minori nel centro, uno degli uomini avrebbe provato ad allungare le mani. Solo ad uno tentò di toccare i genitali, ma il ragazzo reagì male, abbandonando il centro. «Ma cosa fai, ora ti picchio». All’altro invece, non sarebbe successo nulla. Successivamente, in un secondo incontro finito al centro delle indagini – quel 17enne si ritrovò ospite d’onore in un “comitato di benvenuto”. Che nascondeva ben altro. Un’aria di festa, con palloncini e persone mascherate, alcuni anziani. Quattro in totale. Quella festa era per “accogliere” il ragazzo, farlo diventare uno del gruppo. Presenti un anziano voyeur, in disparte e impegnato a masturbarsi, un secondo truccato da donna, il massaggiatore e un quarto, vestito in maniera grottesca, con i soli genitali di fuori, non coperti dalla maschera che indossava. L’obiettivo era il sesso, con il minore al centro a essere conteso da tutti, legato e immobilizzato, mentre veniva violentato. Le violenze vengono filmate con il telefonino. Poi pare siano state diffuse su internet (da qui scatta l’accusa di pedopornografia). Forse per ricattare in futuro il giovane, pensano gli investigatori.

Il centro massaggi confinava con il domicilio di Alfieri. Le avance sarebbero divenute progressivamente più pressanti, con lo scopo di convincere quel ragazzo a credere di girare un video per un servizio di moda. A riguardo, anche altri minori sarebbero stati adescati – senza successo – dall’uomo. Lo riferisce il sito FanPage, con un’intervista fatta ad uno dei ragazzi – all’epoca minorenne – che entrò in contatto con il 51enne. Quest’ultimo lo avrebbe contattato su Messenger, il servizio di messaggeria istantanea di Facebook, invitandolo a provare delle creme, poi un gelato e, infine, a consumare un caffè. Le conversazioni risalgono a quasi due anni fa, dice il ragazzo. Nei messaggi successivi, il giovane apprese che oltre ai massaggi tradizionali, l’uomo praticava anche quelli “erotici”, spingendolo alla decisione di ignorare quelle richieste definitivamente. Compito degli investigatori ora sarà proprio quello di ricostruire quanto avvenuto in quel locale, negli ultimi anni. Oltre a rintracciare le altre due persone, al momento sfuggite al blitz