Cava de’ Tirreni, l’Ausino ad un passo dal fallimento

L’Ausino rischia il crak per via di una maxi sanzione da 10 milioni di euro per via del mancato aggiornamento della gestione delle informazioni relative alla privacy. È singolare che, il caos provocato dai messaggi what’s app ricevuti dagli utenti, inviati dalla società incaricata dall’Ausino Spa – titolare della gestione dei servizi idrici nella città di Cava de’ Tirreni e nella Costiera Amalfitana – della lettura dei contatori, abbia generato degli interrogativi sulla violazione o meno, della normativa vigente in materia di privacy. Singolare perchè, in realtà la problematica vera e propria per l’amministrazione della partecipata, non è tanto il messaggino ricevuto, ma la totale assenza della pubblicazione, anche su sito web della società del nominativo e dati di contatto, sia del responsabile del trattamento dei dati, che della figura del “dpo”, ovvero del “responsabile della protezione dei dati”. Tale adempimento è disciplinato dal comma 7 dell’articolo 37 del regolamento europeo privacy  – Ue/2016/679 (Gdpr) – e impone ad ogni titolare del trattamento od a ogni responsabile del trattamento di rendere pubblici i dati di contatto del proprio “data protection officer”. Ancor più grave, è il riferimento unico al decreto legislativo 196/2003 e non alla gdpr 679/2016 che l’ha sostituito, presente su tutta la modulistica scaricabile dal sito Ausino e dal cartaceo reperibile presso gli sportelli dedicati. L’amministrazione così attenta della partecipata sicuramente starà provvedendo ad ovviare all’errore poichè nel caso in cui i dati del “dpo” non vengano resi pubblici e comunicati al Garante Privacy, il regolamento privacy Ue /2016/679 (GDPR) prevede una sanzione amministrativa fino a 10.000.000 di euro o al 2% del fatturato mondiale (ove superiore) per il trasgressore. Il cambio di riferimento alla nuova normativa regolante la privacy doveva avvenire entro il 25 maggio 2018, pertanto è solo mera fortuna, o meglio, mancanza di controlli, se finora tale sanzione non è stata elevata all’ente partecipato che, nonostante abbia predisposto la ricerca e selezione di un profilo di “dpo” nel marzo 2018 affidata ad una nota società di somministrazione interinale, si ritrova ad oggi, ancora a non aver ottemperato a quanto previsto dal suddetto regolamento. Tutta questione di fortuna dunque per la dirigenza che adesso si ritrova a dover correre ai ripari nel più breve tempo possibile.

ADRIANO RESCIGNO