Cava de’ Tirreni, il calcio secondo Santin, Ranieri e De Leo

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Un secolo d’azzurro è la mostra visitabile nel complesso monumentale del monastero di San Giovanni. Occasione propizia, un assist insomma, per assegnare il 1° premio ‘Piero Santin‘, indimenticabile allenatore della Cavese che in serie B riuscì ad espugnare San Siro battendo il Milan ma anche allenatore del Napoli in A. Il premio è andato a due mister da Serie A. Claudio Ranieri, allenatore della Roma nel campionato da poco finito, ed il cavese doc Emilio De Leo, collaboratore di Sinisa Mihajlovic al Bologna. Ranieri, il protagonista del miracolo Leicester e di tante altre avventure calcistiche, è un giovanotto di anni 67.
Ho un rapporto molto stretto con Cava de’ Tirreni e con Piero Santin, sono un figlio adottivo di questa città e quando posso ci torno sempre volentieri.Era il 1977, non avevo firmato ancora col Catanzaro, per qualche mese mi allenai qui e facevo riferimento per tutto alla famiglia Santin, a Piero e alla signora Elvira. I portici, le passeggiate lungo il corso e l’affetto dei cavesi li porto sempre con me nel cuore, Piero aveva valori antichi ma calati in una visione moderna del calcio, tanta gavetta per poi raggiungere gli obiettivi meritati, un esempio per tutti. La prima qualità che deve avere un allenatore è il saper gestire mille cose. Prima c’erano meno media, meno pressioni, adesso devi essere attento a mille sfaccettature. Dipende poi da ogni situazione, perché se sei in una grande squadra devi trovare il giocatore giusto, perché poi te lo fanno pagare, per cui hai ancora più responsabilità e non sempre trovi il giocatore giusto che si ambienta subito. Se sei in una piccola società, dove devi fare bene, allora devi andare alla ricerca di quel giocatore che abbia lo spirito giusto.“. Emozionato Emilio De Leo, anni 41, che ha ricordato con orgoglio i suoi esordi sui campi polverosi delle frazioni di Cava, insieme a mister Santin che lo guardava come fa un padre col figlio. “Mister Santin è stato per me un maestro e spero nella mia carriera di raccogliere la sua eredità non solo calcistica ma anche umana, con i suoi valori di solidarietà e di accoglienza, quel che ha fatto negli ultimi anni nel volontariato della nostra città testimonia che oltre ad un grande allenatore è  stato persona degna dell’affetto di tutti. Sono onorato di rappresentare Cava ai massimi livelli, so che in città il calcio vuol dire tanto e il mio impegno rappresenta proprio la sintesi di quel che ho imparato dai cavesi sotto l’aspetto calcistico“.