Catello Maresca: “Castellammare non merita questo scempio”

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Catello Maresca: "Castellammare non merita questo scempio"

Catello Maresca: “Castellammare non merita questo scempio”

Castellammare di Stabia si è svegliata ancora una volta con una sensazione familiare e amara. Quella di una città che prova a rialzarsi, ma viene puntualmente trattenuta da ombre che non se ne vanno. Le dimissioni, i segnali di rottura, le parole pesanti che circolano nei palazzi e nelle strade raccontano un passaggio delicato, forse decisivo. In questo scenario torna a farsi sentire una voce che a Castellammare non è mai stata neutra: quella di Catello Maresca. Magistrato simbolo della lotta alla camorra, figura che ha incrociato giustizia, politica e consenso popolare, oggi osserva la sua città con preoccupazione e con un messaggio che suona come un avvertimento ma anche come un appello.

Castellammare non meritava questo scempio. È una frase che rimbalza, più o meno esplicita, tra chi guarda a quanto sta accadendo nell’amministrazione cittadina. Le dimissioni del consigliere Ruotolo, lo strappo dello sponsor principale anti camorra che aveva sostenuto l’esperienza di centrosinistra, il clima di immobilismo che accompagna accuse pesanti: incapacità di allontanare gli spettri della criminalità, ambiguità mai chiarite, una resistenza ostinata alle poltrone mentre la città paga il prezzo più alto.

Dentro questa frattura si inserisce il pensiero di Catello Maresca, che non parla da politico di giornata ma da stabiese che conosce bene il peso simbolico delle parole legalità e trasparenza. “Gli stabiesi non meritano questo scempio”, è il ragionamento che affida a chi lo ascolta. “Non meritano amministrazioni incapaci di allontanare gli spettri della criminalità e poi così attaccate alle poltrone da non avere nemmeno la decenza di farsi da parte”.

Quando Castellammare smette di credere alle parole

La crisi che attraversa Castellammare di Stabia non nasce oggi. È una storia fatta di cicli che si ripetono, di speranze accese a ogni elezione e di delusioni che arrivano puntuali. Questa volta, però, il contesto è più fragile. Le dimissioni di chi prende atto pubblicamente del fallimento politico non sono solo un gesto individuale. Sono un atto che certifica una distanza ormai evidente tra istituzioni e cittadini.

L’amministrazione viene descritta come incapace di rompere davvero con certe dinamiche. Non solo di combatterle, ma di allontanarle simbolicamente. Il sospetto, più che le sentenze, è ciò che logora la fiducia. E quando chi governa resta aggrappato alle cariche mentre cresce il rumore di un possibile scioglimento, la frattura diventa quasi irreparabile.

In questo clima, l’invito che circola è netto e Maresca lo rende esplicito: “Almeno risparmiassero agli stabiesi questa ulteriore umiliazione. Vadano a casa prima di essere sciolti”. Non è uno slogan. È la richiesta di una città stanca di essere associata, ancora una volta, alla parola infiltrazione.

Catello Maresca Castellammare e il peso della legalità

Parlare di Catello Maresca a Castellammare significa entrare in un terreno complesso. Magistrato noto per inchieste contro i clan, protagonista di operazioni che hanno segnato la storia giudiziaria campana, il suo lavoro ha permesso l’arresto di Zagaria boss del clan dei Casalesi, Maresca è diventato negli anni un simbolo. Per alcuni un riferimento morale, per altri una figura divisiva, soprattutto dopo l’ingresso sulla scena politica.

La sua carriera nasce lontano dai palchi elettorali. È nei tribunali e nelle procure che costruisce la sua reputazione, occupandosi di criminalità organizzata, camorra, sistemi di potere radicati nel territorio. Proprio per questo, quando parla di Castellammare e di infiltrazioni, le sue parole hanno un peso diverso. Non sono commenti da osservatore esterno, ma il giudizio di chi conosce i meccanismi con cui certi fenomeni attecchiscono nelle amministrazioni locali.

“Per l’ennesima volta, per infiltrazioni mafiose, sono vicino a tutti i miei concittadini”, sottolinea Maresca. “A tanti amici stabiesi che vivono questo ennesimo momento di difficoltà. È una pagina triste della storia di una città gloriosa”.

Castellammare tra dimissioni e silenzi che pesano

Le dimissioni del consigliere Ruotolo non sono state un fulmine a ciel sereno. Arrivano dopo mesi di segnali, di tensioni interne, di malumori mai davvero risolti. Il gesto viene letto come una presa d’atto di ciò che è sotto gli occhi di tutti: un’amministrazione che non è riuscita a liberarsi dall’ombra della criminalità e che, secondo molti, ha perso la forza morale per guidare la città.

Il punto più critico non è solo ciò che è accaduto, ma ciò che non è stato fatto. Le scelte mancate, le occasioni perse per segnare una linea netta, per dimostrare che Castellammare poteva davvero voltare pagina. Invece, il silenzio e l’attaccamento alle cariche hanno alimentato una narrazione opposta: quella di un potere che resiste, anche quando la fiducia è ormai compromessa.

In questo contesto, la vicinanza espressa da Maresca ai concittadini assume un valore simbolico. Non è solidarietà generica. “Sono vicino a tutti gli stabiesi”, ribadisce, “perché questa non è una sconfitta di parte, è una sconfitta per l’intera città”.

Catello Maresca Castellammare e la politica che divide

La figura di Catello Maresca non può essere separata dalla sua scelta di scendere in campo politico. Una decisione che ha spaccato l’opinione pubblica, soprattutto a Castellammare e in Campania. Da un lato chi vedeva in lui la possibilità di portare rigore e legalità dentro le istituzioni politiche. Dall’altro chi temeva una sovrapposizione pericolosa tra ruolo giudiziario e ambizione politica.

Questa ambiguità, reale o percepita, continua a influenzare il modo in cui le sue parole vengono ascoltate. Ma in momenti di crisi profonda, come quello che vive oggi Castellammare, il passato torna a contare più delle etichette. E il passato di Maresca è quello di un magistrato che ha combattuto sistemi criminali strutturati, non di un commentatore qualsiasi.

“Speriamo in un anno diverso”, dice Maresca. “Un anno caratterizzato da persone diverse, dinamiche diverse, da una maggiore trasparenza e da una legalità che non sia solo una parola buona per i comizi”.

Il futuro di Castellammare tra speranza e responsabilità

Castellammare di Stabia è una città con una storia gloriosa e complessa. Porto, cantieri, cultura, turismo, ma anche ferite profonde legate alla criminalità organizzata e a una politica spesso incapace di essere all’altezza. Ogni nuova crisi riapre vecchie ferite, ma offre anche una possibilità: quella di imparare.

Il messaggio che arriva da figure come Catello Maresca è chiaro. “La legalità ce la riempiamo spesso la bocca”, osserva, “ma mai come in questo caso è una