Catamarano alla deriva a Punta Campanella: sei giorni di stallo, cresce il rischio inquinamento

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mn24.it

Da sei giorni il catamarano “Sciocco” giace semiaffondato nelle acque dell’Area Marina Protetta di Punta Campanella, senza che sia ancora stato recuperato. Il relitto, lungo 21 metri, era partito il 7 luglio dal porto di Torre Annunziata per una gita in Costiera Amalfitana. Durante il rientro, mercoledì scorso, ha iniziato a imbarcare acqua nei pressi di Marina della Lobra, a Massa Lubrense. A bordo vi erano tre persone, tratte in salvo dalla Capitaneria di Porto. Ma l’imbarcazione, un Overblue varato appena un anno fa, è rimasta in balia delle correnti.

Giovedì mattina, racconta un residente con casa nella zona, il relitto è entrato nella baia di Punta Lagno, dove si è arenato al centro, iniziando a disperdere in mare suppellettili e pezzi dello scafo. Da sabato si trova nell’angolo orientale della baia, vicino a una piccola cascata naturale. «Sta lì, sempre più deteriorato», spiega il testimone. «Siamo all’interno di un’area marina protetta, eppure nessuno è intervenuto concretamente per rimuovere lo scafo. Ho sentito parlare di una messa in sicurezza dei serbatoi, ma l’inquinamento ambientale è evidente».

L’Area Marina Protetta di Punta Campanella, interpellata ieri mattina, ha confermato che la rimozione spetta ai proprietari dell’imbarcazione, probabilmente già diffidati dalla Capitaneria di Porto. «L’operazione va organizzata», spiegano. Intanto, la Capitaneria monitora l’area anche con l’ausilio di droni subacquei.

L’episodio riaccende i riflettori su un tema sempre più urgente: la fragilità dell’ambiente marino campano di fronte al traffico nautico estivo. Non è la prima volta che un’imbarcazione naufraga e resta a lungo in acqua senza interventi tempestivi. Lo scorso giugno, nei pressi dello scoglio Scruoppolo, sempre a Massa Lubrense, un motoscafo affondò restando semisommerso per giorni, con segnalazioni di fuoriuscite di gasolio. Anche in quel caso la rimozione avvenne solo dopo una settimana, con l’ausilio di un pontone.

E domenica scorsa, a Napoli, una barca a vela si è incagliata sulla secca della Gaiola, nel cuore dell’altra area marina protetta della città, a Posillipo. «Solito caos estivo», hanno denunciato i volontari del Csi Gaiola, che gestiscono la zona. «L’imbarcazione navigava sotto costa, ignorando totalmente le regole di tutela e le basi della navigazione. Poi ci si stupisce se il mare diventa teatro di incidenti».