Castellammare, Vicinanza davanti alla città: «Sarò il sindaco di tutti, ma non dei camorristi»

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Un teatro pieno, oltre 600 persone presenti e un messaggio politico netto, scandito senza ambiguità. Al Supercinema di Castellammare di Stabia, il sindaco Luigi Vicinanza ha convocato un’assemblea pubblica per parlare direttamente alla sua città, in uno dei momenti più delicati della consiliatura. Un intervento che ha assunto i toni di un vero e proprio discorso-manifesto, tra difesa personale, rivendicazione istituzionale e chiamata collettiva alla responsabilità civile.

«Hanno provato a screditarmi davanti alla mia città»

Vicinanza non ha usato giri di parole. Davanti a una platea composta da cittadini, associazioni, sindacati, commercianti, rappresentanti del mondo civico e del volontariato, ha chiarito subito il senso della convocazione:
«Hanno provato a screditarmi davanti alla mia città. Hanno tentato di delegittimarmi, di mettermi in difficoltà. Ma non è questo il giorno».

Parole pronunciate con fermezza, mentre alle sue spalle sedeva l’intera giunta comunale, schierata a sostegno del primo cittadino. Un’immagine simbolica, che ha voluto rappresentare compattezza istituzionale e continuità amministrativa.

«Giurai su questa fascia tricolore»

Il sindaco ha poi richiamato il momento dell’insediamento, trasformandolo in una dichiarazione di principio:
«Giurai su questa fascia tricolore che sarei stato il sindaco di tutti. Ma non dei camorristi».

Una frase che ha acceso la sala e chiarito il perimetro politico e morale del suo mandato. Vicinanza ha ribadito di non voler arretrare di un passo nella battaglia contro la criminalità organizzata e contro quei meccanismi di potere opachi che, a suo dire, soffocano Castellammare da decenni.

La “cappa” che opprime Castellammare

Nel suo intervento, il sindaco ha allargato lo sguardo oltre la cronaca delle ultime settimane, parlando di un problema strutturale:
«Castellammare deve liberarsi di una cappa di criminalità, ma anche di un gruppo di potere trasversale che opprime la città. Un sistema che opera dalla destra alla sinistra».

Un passaggio chiave, che sposta il discorso dal piano personale a quello politico-culturale, chiamando in causa responsabilità diffuse e un passato che ancora pesa sul presente della città.

Disponibilità totale alle istituzioni

Altro punto centrale del discorso è stato il rapporto con la magistratura e le istituzioni dello Stato. Vicinanza ha ribadito piena collaborazione con le procure, arrivando a dire apertamente:
«Che venga la Commissione d’accesso. Io non scappo. Io resto al mio posto».

Una frase accolta da un lungo applauso, seguita dal coro spontaneo del pubblico: «Non mollare».

«Resto finché la città me lo chiede»

Nel finale, il sindaco ha voluto riportare il discorso sul piano del rapporto diretto con i cittadini:
«Io resto, finché la città mi chiede di restare».

Poi la chiusura colta, quasi solenne, con una citazione di Immanuel Kant:
«Il cielo stellato sopra di me, la legge morale dentro di me».

Un richiamo etico che ha suggellato una serata dal forte valore simbolico per Castellammare di Stabia: non solo un atto di difesa politica, ma un tentativo di ricostruire un patto di fiducia tra istituzioni e comunità, in una città che continua a fare i conti con il proprio passato e con le sfide del presente.