Venti mesi possono sembrare pochi, ma per Tony Pannullo sono stati sufficienti per lasciare un segno profondo nella storia recente di Castellammare di Stabia. Ospite dello speciale Popcorn dedicato agli ex sindaci, l’ex primo cittadino rivendica con orgoglio il lavoro svolto durante la sua breve ma intensa esperienza amministrativa, indicando nella Villa Comunale il simbolo più concreto del suo mandato.
Secondo Pannullo, la riqualificazione della Villa Comunale non rappresenta solo un’opera pubblica di valore strutturale, ma un vero e proprio motore economico e sociale. Prima del suo insediamento, nel giugno 2016, corso Garibaldi era un’arteria spenta, priva di vitalità. Con la riapertura della Villa, quello spazio è tornato a vivere, diventando uno dei luoghi più frequentati non solo della Campania, ma dell’intero Mezzogiorno. Un patrimonio che, a distanza di anni, continua a reggere e a produrre benefici.
Accanto alla Villa Comunale, Pannullo ricorda il completamento delle opere finanziate con il programma Più Europa, tra cui la pista ciclabile fino a corso De Gasperi, l’apertura continuativa delle Antiche Terme e il rilancio culturale con il cantiere Viviani, capace di coinvolgere centro e periferie e di portare in città personalità di primo piano come Gigi Proietti.
Tra le eredità lasciate alle amministrazioni successive, l’ex sindaco sottolinea anche il lavoro decisivo sulla balneabilità del mare. Circa l’80 per cento degli interventi strutturali che hanno permesso il ritorno dei bagnanti dopo mezzo secolo, spiega, sono frutto della sua amministrazione, grazie all’eliminazione degli scarichi fognari a mare. Allo stesso modo, la convenzione con la Reggia di Quisisana e il Parco archeologico di Pompei, che ha portato all’apertura del Museo archeologico, fu pronta ma non firmata solo per la fine anticipata del mandato.
Castellammare e la sua instabilità politica
Pannullo affronta poi il tema centrale della trasmissione: l’instabilità politica cronica di Castellammare. Negli ultimi quindici anni nessun sindaco è riuscito a completare il mandato, indipendentemente dallo schieramento. Per l’ex primo cittadino, le cause sono da ricercare in un personale politico “osmotico”, capace di spostarsi da una coalizione all’altra, nella debolezza dei partiti e nell’uso distorto delle liste civiche, spesso prive di una reale visione politica.
Un passaggio particolarmente intenso è dedicato alla sua denuncia contro la camorra. Pannullo ricorda di aver messo la faccia senza esitazioni quando un esponente criminale arrivò fino alla porta del suo ufficio. Una scelta dettata da coscienza civica e senso delle istituzioni, che lo portò a riferire anche in Parlamento e in Commissione Antimafia. Un gesto che, ammette, ha avuto un prezzo politico e umano, ma che rifarebbe senza esitazione.
Sul piano personale, l’ex sindaco riconosce di essere stato tradito anche dalla propria buona fede e da rapporti politici che si sono rivelati fragili. Tuttavia rivendica di essere rimasto coerente, mentre molti protagonisti di quella stagione hanno abbandonato la politica.
Nelle battute finali, Pannullo evita di dispensare consigli, definendo il ruolo di sindaco un mestiere duro che richiede passione autentica per la città. Senza questa, conclude, nessuna ambizione può reggere e nessuna amministrazione può davvero durare. Castellammare, per uscire dal suo eterno presente instabile, deve ritrovare partiti, appartenenza e una classe dirigente capace di guardare oltre l’immediato.

