Castellammare, storia di un bambino e di un razzismo che preoccupa come l’ignoranza

“Non possono sfottermi solo per il colore della mia pelle” dice provando a spiegarsi quello che accade da cinque anni ogni volta che incontra bulli. “Eppure la maestra lo dice in classe che questo non si fa, che è bullismo”. Ma loro fanno peggio quando gli sguardi degli insegnanti ci sono. Il bimbo consegna il suo messaggio in una chat, tramite un audio rivolto ad una mamma di un suo amico, a cui prova a spiegare il suo stato d’animo: “Io non voglio andare più a scuola finché mi trattano così. Non mi importa delle assenze o di quello che accade. Io non vado più”. Lo dice con un misto di rabbia e dolore, quello di un bambino ha sempre sopportato e cercato di farsi accettare: “Io studio, ma non serve. A volte reagisco per difendermi e poi se la prendono tutti con me”. A raccogliere il suo grido di aiuto è il quotidiano Metropolis, che stamattina racconta il caso del bambino discriminato da chi ogni giorno dovrebbe essere un suo compagno di avventura. Una storia che richiede l’intervento di insegnanti e genitori e la presenza delle istituzioni.