La decisione scuote il centrosinistra stabiese in un momento già complesso tra tensioni politiche e ombre giudiziarie
Settimana tesa per il centrosinistra stabiese, attraversato da indiscrezioni, inchieste e tensioni interne. A rendere il quadro ancora più complesso è arrivata la notizia delle dimissioni del consigliere comunale Nino Di Maio, che lascia l’aula di Palazzo Farnese con una lunga e articolata lettera indirizzata alla città. Una scelta che segna uno spartiacque nella politica locale e che lo stesso Di Maio definisce sofferta ma inevitabile, alla luce degli ultimi sviluppi giudiziari che hanno coinvolto alcuni suoi familiari, seppur senza contestazioni dirette nei suoi confronti.
Nel testo, Di Maio ripercorre il suo impegno pubblico, costruito in anni di attività sindacale nella CISL e successivamente in Consiglio comunale come esponente di un movimento civico. Ricorda battaglie, vertenze e azioni portate avanti per difendere il tessuto produttivo, industriale e sociale di Castellammare di Stabia, presentando la sua esperienza come parte di un percorso condiviso con la comunità. Proprio questo legame con il territorio rappresenta, a suo dire, la ragione che oggi lo spinge a fare un passo indietro, per tutelare l’immagine dell’Ente e prevenire qualsiasi rischio di destabilizzazione.
La carriera sindacale e le battaglie per il lavoro stabiese
Nella sua lettera di dimissioni, Di Maio dedica ampio spazio al suo passato nel sindacato, sottolineando il lavoro svolto nella CISL a tutela dei diritti dei lavoratori e delle famiglie stabiesi. Rivendica con orgoglio gli anni trascorsi nelle battaglie decisive per la difesa dell’identità produttiva della città, ricordando episodi che hanno segnato lo sviluppo economico del territorio. Tra questi cita la complessa crisi di Fincantieri del 2011, quando – racconta – il cantiere navale sembrava destinato alla chiusura.
In quell’occasione, spiega Di Maio, la CISL confederale intervenne insieme alle istituzioni locali per contrastare quella che definisce una “desertificazione industriale” già data per scontata. Secondo l’ex consigliere, la battaglia fu difficile ma alla fine vincente, grazie anche alla capacità di smascherare ricostruzioni inesatte sui dati produttivi e sulle presunte infiltrazioni camorristiche nel cantiere, che attribuisce invece a omissioni aziendali. Un passaggio che rivendica come uno dei momenti più significativi del suo impegno pubblico.
Terme, Corderia e Marina di Stabia: le altre vertenze simbolo
Di Maio ripercorre poi altre questioni cruciali per l’economia stabiese, come la vicenda delle Nuove Terme, per le quali – afferma – era stato individuato, insieme alla Regione, un imprenditore serio pronto a rilevare la struttura. Un’opportunità che, secondo la sua versione, venne ignorata dall’amministrazione dell’epoca e dalla società SINT, provocando un declino che oggi appare evidente. Ricorda anche gli interventi sulla Corderia, salvata – sottolinea – “per ben due volte”, e il suo impegno sulla questione Marina di Stabia.
Su quest’ultimo fronte, rivela di aver richiesto un Consiglio comunale monotematico per approfondire i 57 milioni di fondi pubblici percepiti dall’azienda, un confronto che a suo dire non si è mai realmente concretizzato tra “equivoci e silenzi”. Più recentemente, ricorda l’approvazione in Commissione di una sua mozione per tornare ad affrontare il tema dello sviluppo produttivo della città, segno di un impegno che sostiene di aver mantenuto costante nel tempo.
La battaglia sul piano spiagge e il ruolo nel movimento civico
Nella lettera trova spazio anche la battaglia condotta da Di Maio per l’approvazione del piano spiagge, che ritiene fondamentale per garantire ai cittadini stabiesi il libero accesso agli arenili. Un tema particolarmente sentito dalla popolazione e che il consigliere racconta di aver portato avanti tra ostacoli e resistenze. Ripercorre poi la nascita del movimento civico che lo ha portato in Consiglio comunale, nato con l’obiettivo di trasformare esperienze collettive in un valore pubblico per la città.
Descrive questo percorso come un’evoluzione naturale del suo impegno e come una realtà che continuerà a esistere anche dopo le sue dimissioni. Rivolge inoltre un ringraziamento al gruppo “Noi per Stabia”, assicurando che continuerà a contribuire al dibattito politico e sociale locale con umiltà e rispetto per le istituzioni.
Le motivazioni delle dimissioni: “Scelta dura, ma necessaria”
Il cuore della lettera arriva quando Di Maio affronta il tema più delicato: le indagini che nelle scorse settimane hanno coinvolto alcuni suoi familiari, sfociate nell’arresto di esponenti del clan D’Alessandro. Ribadisce in modo netto di non avere alcun ruolo, né diretto né indiretto, negli episodi contestati e afferma di avere piena fiducia nella magistratura. Tuttavia, riconosce che a Castellammare il peso delle ombre, anche infondate, può superare i fatti concreti e trasformarsi in un’arma politica capace di danneggiare la città.
Ricorda la storia recente del Comune, segnato da uno scioglimento per infiltrazioni, e sottolinea come anche parentele prive di rilevanza penale possano diventare pretesto per attaccare l’amministrazione e creare instabilità istituzionale. Per evitare che l’intero Ente possa essere esposto a rischi di questo tipo, afferma di aver scelto di fare un passo indietro con senso dello Stato.
L’attacco politico: “Ipocrisia e moralizzatori dell’ultima ora”
La lettera contiene anche un passaggio molto critico verso alcune forze politiche locali, accusate di alimentare cori giustizialisti nonostante un passato di silenzi e tolleranze verso soggetti contigui ai clan. Di Maio parla di “ipocrisia”, definendo alcuni esponenti come gli stessi che negli anni avrebbero tratto voti e sostegno da ambienti che descrive come responsabili del declino di Castellammare.
Rifiuta ogni vicinanza a quel mondo e ribadisce che la sua formazione è sempre stata politica, sindacale e istituzionale. Il suo attacco appare diretto a quanti, nell’attuale scenario politico stabiese, cercano di assumere pose moralizzatrici mentre, secondo Di Maio, avrebbero responsabilità nel degrado della città dal punto di vista sociale, industriale e turistico.
L’invito agli altri consiglieri: “Chi ama la città faccia un passo indietro”
In chiusura, Di Maio estende il suo appello ai colleghi del Consiglio comunale, suggerendo che anche altri potrebbero trovarsi in condizioni potenzialmente rischiose per la stabilità dell’Ente. Un invito che assume un peso politico rilevante, soprattutto in una fase in cui la città è chiamata a preservare la continuità amministrativa.
A suo giudizio, chi ama davvero Castellammare deve saper distinguere il momento della battaglia da quello del necessario arretramento per evitare che l’Ente possa pagare un prezzo ingiusto. E secondo Di Maio, quel momento è arrivato ora.
La vicenda si inserisce in un contesto politico delicato, dove tensioni, indagini e dinamiche interne stanno ridisegnando gli equilibri stabiesi. Le dimissioni di Nino Di Maio potrebbero rappresentare un punto di svolta, destinato a influenzare le prossime settimane e il futuro assetto politico della città.

