L’episodio di questa mattina evidenzia l’urgenza di un piano serio per la sicurezza dei versanti: monitoraggio, consolidamento, manutenzione e piani d’emergenza
A Castellammare, questa mattina in Salita Quisisana, nei pressi della Fonte di San Giacomo a Quisisana, si è sfiorata una tragedia che richiama con forza l’attenzione sul problema del dissesto idrogeologico nel nostro territorio. Anche se non ci sono ancora notizie diffuse sui danni specifici, il contesto di fragilità dei versanti collinari della zona è ben noto e documentato: le colline che circondano Quisisana, a quasi 100 metri di altezza, sono caratterizzate da pendenze e terreni che richiedono una costante sorveglianza geologica per prevenire smottamenti e cedimenti improvvisi.
L’episodio mette in luce quanto siano vulnerabili queste aree, soprattutto in periodi di piogge intense o prolungate, quando l’acqua altera la stabilità dei pendii e può scatenare movimenti franosi improvvisi. In diverse parti d’Italia la problematica del dissesto idrogeologico continua a manifestarsi con effetti drammatici se non affrontata con interventi tempestivi. Episodi recenti di frane e movimentazioni di massa, anche in aree popolate, testimoniano come la fragilità del territorio sia un rischio reale e diffuso, richiedendo risorse e politiche di prevenzione ben strutturate.
La necessità di un programma serio e strutturato
L’accaduto di questa mattina non può rimanere un episodio isolato. È urgente che le istituzioni locali e regionali si dotino di un programma serio e strutturato di messa in sicurezza del territorio per fronteggiare in modo efficace il rischio idrogeologico. Un piano di questo tipo non può limitarsi a interventi sporadici, ma deve articolarsi su più fronti:
Monitoraggio costante delle aree a rischio: è fondamentale potenziare la rete di monitoraggio dei versanti, soprattutto in zone collinari e montane, per rilevare tempestivamente movimenti anomali del suolo o variazioni delle condizioni geologiche. La tecnologia e i sistemi di allerta possono segnalare criticità prima che si verifichino eventi drammatici.
Interventi di consolidamento dei versanti: le opere di consolidamento delle colline e dei pendii esposti al rischio di frana devono essere una priorità. Questo include la realizzazione di muri di contenimento, opere di drenaggio e altre strutture di ingegneria ambientale per stabilizzare il terreno.
Manutenzione efficace delle infrastrutture idriche: canali, fossi, condotte e corsi d’acqua devono essere regolarmente verificati e mantenuti. La loro efficacia è fondamentale per controllare il deflusso delle acque piovane e ridurre l’accumulo che può indebolire i versanti.
Piani di emergenza chiari e tempestivi: alle amministrazioni locali spetta il compito di predisporre piani di protezione civile comprensivi, con procedure operative chiare per allerta, evacuazioni e presidio delle aree a rischio. Questi piani devono essere condivisi con la popolazione e testati periodicamente.
Il rischio idrogeologico non è un problema che riguarda soltanto eventi eccezionali. È una realtà quotidiana in molte parti d’Italia, dove piogge intense, terreni instabili e infrastrutture non sempre adeguate mettono a repentaglio la sicurezza dei cittadini. Come dimostrano altri casi recenti di frane e smottamenti in città densamente popolate, la prevenzione deve essere affrontata con risorse, competenze e una visione di lungo periodo, prima che sia troppo tardi.

