Castellammare, nasconde la droga in casa: condannato a 4 anni

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È stato condannato a 4 anni di reclusione Maurizio Di Martino, accusato di aver tenuto della droga nascosta all’interno della sua abitazione, dove svolgeva anche mansioni di custode. La vicenda risale all’estate 2024, quando un controllo dei carabinieri portò alla scoperta del materiale stupefacente.

I fatti

Secondo l’accusa, Di Martino avrebbe occultato sostanze illecite all’interno della propria abitazione, in modo da passarle inosservate alle autorità. Durante il procedimento, è emerso che il figlio Francesco è anch’egli coinvolto nell’indagine; per lui il processo prosegue con accuse collegate.

Nel corso del blitz che ha dato origine all’inchiesta, i militari avrebbero raccolto prove sufficienti per sostenere che la droga era effettivamente custodita in casa — rendendo l’imputato responsabile della detenzione ai fini di spaccio.

La condanna e il contesto

Il giudice ha inflitto la pena di quattro anni di carcere a Di Martino, ritenendolo colpevole delle accuse mosse. La sentenza segna una tappa rilevante nel percorso giudiziario, mentre per il figlio Francesco si attende il prosieguo del processo con riferimento alle stesse circostanze contestate.

La vicenda si inserisce in un quadro più ampio di controlli antidroga nell’area stabiese: oltre alla condanna appena citata, negli ultimi mesi forze dell’ordine e procure locali hanno intensificato le operazioni contro il traffico di stupefacenti, anche con blitz che hanno coinvolto più comuni del territorio.

Implicazioni e riflessioni

La condanna di un “custode” che nascondeva droga in casa richiama l’attenzione su come luoghi apparentemente ordinari possano diventare nodi critici nelle reti dello spaccio. Il ruolo attribuito all’imputato, pur non essendo quello di “trafficante di punta”, sottolinea il contributo che figure più periferiche possono offrire al sistema illegale.

Il fatto che il figlio risulti anch’egli coinvolto suggerisce dinamiche familiari complesse, magari legate alla distribuzione o custodia della droga.

Inoltre, la decisione del giudice rafforza il messaggio che anche soggetti con ruoli apparentemente marginali non sono al riparo dall’azione repressiva della magistratura e delle forze dell’ordine.