Castellammare, inchiesta pompe funebri, resta in carcere solo Alfonso Cesarano

0
106

Sono stati tutti scarcerati i componenti della famiglia Cesarano, di Castellammare e Scafati, titolari di imprese di pompe funebri finiti agli arresti domiciliari due settimane fa nell’ambito di una inchiesta della Dda di Napoli che li accusava di legami con il clan D’Alessandro. Cesarano Saturno, Cesarano Alfonso (62enne), Cesarano Giulio, Cesarano Catello e Cioffi Michele. (di Vico Equense e unico non della famiglia) hanno ricevuto la misura cautelare del divieto di esercitare il loro lavoro per un anno. Le accuse nei loro confronti nell’ordinanza firmata dal gip Giovanna Cervo erano di trasferimento fraudolento di valori in concorso, con l’aggravante dell’aver commesso il fatto per agevolare il raggiungimento delle finalità illecite dell’associazione di tipo mafioso denominata clan D’Alessandro, nonché avvalendosi della forza intimidatrice della predetta organizzazione. L’unico che era in carcere e che rimane ancora in cella è Alfonso Cesarano classe 57 accusato di essere il “dominus” di tutta la famiglia e legato a doppio filo alla cosca dei D’Alessandro di Castellammare.