«Se dovessi darti un nome ti chiamerei libertà»: le poesie del boss Vincenzo D’Alessandro pubblicate prima del 41 bis.
“La poesia è lo spazio dove posso essere ciò che desidero”. È uno dei versi contenuti nelle trenta composizioni scritte da Vincenzo D’Alessandro, storico boss di Castellammare di Stabia, che il prossimo 15 febbraio compirà 50 anni. I testi sono stati composti, come lui stesso racconta, “viaggiando tra le gabbie di tutta Italia”, durante la lunga detenzione in diversi istituti penitenziari.
A pubblicare una parte dei suoi scritti è stata la casa editrice I canti Nulla Die, che ha dato alle stampe la raccolta dal titolo «Se dovessi darti un nome ti chiamerei libertà». L’uscita del libro arriva a pochi giorni dal trasferimento del capoclan dal carcere di Agrigento al regime del 41 bis.
Vincenzo D’Alessandro, dal vertice del clan alla poesia in carcere
Secondo quanto ricostruito negli anni dalle inchieste dell’Antimafia, D’Alessandro sarebbe stato mandante di almeno quattro omicidi, tra cui quello di un politico. A suo carico anche centinaia di estorsioni e la gestione di uno dei clan ritenuti tra i più feroci nella storia della camorra stabiese.
Per anni considerato il padrino di Castellammare di Stabia, città strategica alle porte della Penisola Sorrentina, avrebbe retto le redini dell’organizzazione criminale in una fase segnata da violenza e controllo capillare del territorio.
Ora, dal carcere, emerge un volto diverso. Nei componimenti pubblicati si alternano riflessioni intime, richiami alla libertà e al tempo sospeso della detenzione. La scrittura diventa spazio personale, lontano dalle dinamiche di potere che hanno segnato la sua parabola criminale.
Il libro «Se dovessi darti un nome ti chiamerei libertà» prima del 41 bis
La pubblicazione della raccolta coincide con un passaggio cruciale nella sua detenzione. D’Alessandro è stato infatti trasferito al regime del 41 bis, il cosiddetto carcere duro, previsto per detenuti ritenuti ancora in grado di mantenere contatti con le organizzazioni criminali di appartenenza.
Il titolo scelto per il libro, «Se dovessi darti un nome ti chiamerei libertà», sintetizza il filo conduttore delle poesie. Un tema che attraversa le trenta composizioni scritte dietro le sbarre e che racconta il tentativo di ridefinire se stesso attraverso la parola.
La vicenda riporta al centro il dibattito sul rapporto tra produzione artistica e detenzione, in un contesto in cui il passato giudiziario dell’autore resta segnato da condanne e accuse gravissime legate alla camorra.


