Castellammare: Fincantieri fuori dall’interesse politico

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mn24.it

Negli ultimi mesi, il nome Fincantieri è sparito dal dibattito politico locale a Castellammare di Stabia. Un tempo considerato un pilastro strategico per il rilancio del porto, del cantiere e del sistema industriale cittadino, oggi il tema appare relegato a una questione quasi tecnica. Le tensioni interne alla maggioranza, le frizioni nel Pd e le crisi di stabilità amministrativa hanno progressivamente ridotto l’attenzione sulla più grande realtà produttiva della città, pur trattandosi di un asset fondamentale per i prossimi vent’anni.

Mentre la politica locale si concentra su equilibri numerici e conflitti interni, Fincantieri prosegue spedita nel suo percorso industriale, con commesse regolari e investimenti nella riorganizzazione della filiera. Il paradosso è evidente: il gruppo accelera nei processi produttivi e negli obiettivi, mentre la città che ospita uno dei cantieri più antichi del Paese sembra priva di una visione industriale di lungo periodo.

Mancanza di una strategia urbana e industriale

Tra operatori economici, sindacati e osservatori si diffonde una domanda semplice ma cruciale: Castellammare ha una vera visione industriale? Il porto, le infrastrutture, la logistica, la compatibilità urbanistica, la formazione professionale e il rapporto con il tessuto cittadino appaiono sospesi, senza un piano coerente.

Questa assenza di strategia rischia di penalizzare l’intera città, nonostante il cantiere navale rappresenti un’opportunità unica di crescita occupazionale e sviluppo territoriale. Il confronto tra dinamiche industriali e politiche locali mostra uno scollamento evidente tra obiettivi aziendali e capacità della città di valorizzare le ricadute positive sul tessuto urbano e sociale.

Il nuovo protocollo d’intesa: sicurezza e trasparenza

Parallelamente, Fincantieri ha firmato un nuovo protocollo d’intesa con le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm e con l’esecutivo del coordinamento sindacale. L’intesa affronta nodi cruciali: sicurezza nei cantieri, trasparenza negli appalti, gestione del personale e strumenti per favorire inclusione e crescita professionale.

Il documento, avviato all’inizio del 2025, rappresenta un risultato strategico per l’evoluzione del modello produttivo del Gruppo. Le misure previste mirano a garantire sicurezza sul lavoro, controlli per prevenire infiltrazioni negli appalti, reclutamento più efficace dei lavoratori specializzati, redistribuzione equilibrata dei carichi e potenziamento dell’integrazione del personale extracomunitario.

Appalti più trasparenti e filiera sostenibile

Un capitolo rilevante riguarda il sistema degli appalti, che il protocollo punta a semplificare e rendere più trasparente. L’accordo richiama intese già attive, come quelle con Asse.Co., il Protocollo quadro con il Ministero dell’Interno e l’intesa con la Guardia di finanza. L’obiettivo è costruire una filiera solida, sostenibile e controllata, capace di ridurre rischi e inefficienze e di garantire maggiore trasparenza a livello nazionale e locale.

Formazione e inclusione del personale

Sul fronte del personale, il protocollo valorizza le iniziative per superare il mismatch occupazionale. Tra queste vi sono programmi di recruiting più strutturati, formazione linguistica e mediazione culturale per lavoratori degli appalti. Il Piano di rafforzamento della safety consolida gli interventi già previsti, con monitoraggio costante nei siti produttivi per garantire sicurezza e rispetto degli standard.

L’intesa prevede anche strumenti per promuovere la crescita professionale dei lavoratori, favorire l’inclusione di personale extracomunitario e migliorare la distribuzione dei carichi di lavoro, con l’obiettivo di rendere i cantieri più efficienti e sostenibili.

Relazioni industriali e partecipazione

Uno degli elementi più significativi riguarda il modello partecipativo delle relazioni industriali. Viene istituita la Commissione nazionale sistema produttivo e appalti, con rafforzamento del confronto a livello locale. Questo meccanismo permette di seguire da vicino l’evoluzione organizzativa dei cantieri e prevenire eventuali criticità occupazionali, garantendo, compatibilmente con le prerogative aziendali, la continuità lavorativa nel bacino professionale della filiera.