Castellammare, D’Apuzzo chiede le dimissioni del sindaco Vicinanza

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In un lungo post su facebook l’atto di accusa dettagliato condito dalla richiesta di “sfratto”


Prende carta e penna Mario D’Apuzzo consigliere di minoranza a Castellammare per chiedere senza mezzi termini le dimissioni del SIndaco Vicinanza che lo aveva battuto al ballottaggio di 18 mesi fa dopo che la città aveva subito l’onta dello sciogliemento del massima assise cittadina per infiltrazioni della camorra nella macchina comunale.

Comincia con queste parole il lungo post di D’Apuzzo: “Le recenti inchieste della DDA hanno gettato un’ombra pesantissima sull’attuale maggioranza che sostiene il sindaco Vicinanza”. che continua – È ormai evidente che la coalizione nata dalla “mega ammucchiata” civica e partitica non è più in grado di garantire stabilità, credibilità e trasparenza alla città. Castellammare di Stabia merita una guida sicura, non un’amministrazione assediata da tensioni interne, sospetti e continui riposizionamenti.

In questo quadro colpiscono – e non poco – le dichiarazioni di un candidato dei Verdi della coalizione, secondo cui il sindaco dovrebbe tenere fuori le liste civiche. Una posizione tanto comoda quanto insincera.

Proprio quelle liste civiche hanno rappresentato oltre il 60% dei voti che hanno consentito a Vicinanza di diventare sindaco. Pensare di metterle alla porta oggi, dopo averle utilizzate per raccogliere consenso, equivale a un vero e proprio furto di voti: si prende il risultato e si scarica chi lo ha determinato.
Chi ha voluto e costruito l’ammucchiata si assuma oggi la responsabilità politica del fallimento.

Nel frattempo, il Movimento 5 Stelle tenta una fuga in avanti proponendo riunioni urgenti e perfino una grande manifestazione anticamorra, nella speranza di dare un senso politico a una maggioranza che non esiste più. Ma le manifestazioni non cancellano le responsabilità di chi ha contribuito a creare un contenitore elettorale ingestibile, oggi imploso proprio sotto l’impatto delle inchieste della DDA. Una piazza non rimette a posto ciò che è stato costruito male fin dall’inizio.

Sul fronte opposto, il sindaco convoca e sconvoca riunioni, formula epurazioni, compila liste di proscrizione e indica ogni giorno chi deve stare dentro o fuori dal “perimetro”. E chi può garantire che domani coloro che oggi puntano il dito contro due consiglieri non finiranno a loro volta sotto lo stesso trattamento? È un gioco autodistruttivo che sta trascinando la città in un vicolo cieco. È una spirale senza uscita, che sta paralizzando la città.

Per tutto questo, la posizione è chiara e definitiva: il sindaco Vicinanza deve dimettersi. E basta.

Solo così Castellammare potrà evitare di essere trascinata in una crisi ancora più profonda, con il rischio concreto di uno scioglimento che danneggerebbe ulteriormente il tessuto istituzionale già messo a dura prova.
Contestualmente, tutte le forze politiche – nessuna esclusa – devono assumersi la responsabilità di costruire un vero argine alla degenerazione del sistema:
a) adottare un codice di autoregolamentazione che limiti drasticamente il numero delle liste nelle coalizioni;
b) porre fine ai carrozzoni elettorali che hanno alimentato opacità e ricattabilità politica;
c) proporre questo percorso al Prefetto come strumento utile a scongiurare lo scioglimento e a supportare eventuali prescrizioni che la Commissione di Accesso dovesse ritenere necessarie.

Questa è l’unica strada seria, credibile e nell’interesse della città.
Il resto è solo un tentativo tardivo di coprire, con dichiarazioni moralistiche o cortei improvvisati, il fallimento politico dell’ammucchiata che ha governato Castellammare fino a oggi.