Si chiude con una sentenza pesante il primo capitolo giudiziario legato al caso di Carlo Gilardi, l’ex professore e filantropo di Airuno, al centro di una lunga e complessa vicenda mediatica e legale. Il tribunale di Lecco ha infatti condannato in primo grado le giornaliste de Le Iene, Carlotta Bizzarri e Nina Palmieri, riconoscendole responsabili di diffamazione nei confronti dell’avvocata Elena Barra, amministratrice di sostegno del benefattore.
La sentenza: multa e maxi risarcimento
Il giudice Gianluca Piantadosi, nella mattinata del 28 novembre, ha disposto per ciascuna delle due inviate una multa di 2.000 euro, ordinando inoltre il pagamento di un risarcimento di 100.000 euro complessivi a favore dell’avvocata Barra. Al risarcimento dovrà contribuire anche Rti – Mediaset, responsabile della messa in onda dei servizi contestati.
Per la Procura di Lecco, rappresentata dal pm Chiara Stoppioni, i servizi trasmessi tra novembre 2020 e febbraio 2021 avrebbero diffuso una rappresentazione fuorviante del ruolo dell’amministratrice di sostegno, alimentando sospetti e accuse infondate.
La ricostruzione della Procura: una narrazione fuorviante
Secondo l’accusa, i 14 servizi realizzati dalle due giornaliste avrebbero costruito l’idea che Carlo Gilardi fosse stato:
- portato in una RSA contro la sua volontà,
- trattenuto come in una forma di “prigionia”,
- privato della possibilità di tornare nella propria abitazione, nonostante le sue presunte richieste.
Una versione dei fatti che, sempre secondo la Procura, avrebbe alimentato una vera e propria “campagna diffamatoria” contro l’avvocata Barra, culminata perfino in minacce personali dopo la diffusione dei servizi.
L’inviata, in alcune puntate, si era persino appostata sotto lo studio legale dell’amministratrice di sostegno, contribuendo – sostiene la parte civile – a creare un clima di ostilità e sospetto.
La parte civile: richiesto un risarcimento molto più alto
Barra, che ha sempre difeso la correttezza del suo operato, si è costituita parte civile nel processo chiedendo un indennizzo di almeno 300.000 euro.
La Procura aveva chiesto una condanna a un mese di reclusione, poi convertibile.
La decisione del giudice è stata quindi più morbida sul piano penale, ma comunque significativa dal punto di vista economico.
Assoluzioni parziali
Bizzarri e Palmieri sono state invece assolte da un secondo capo d’accusa, sempre relativo alla diffamazione, in cui erano coinvolte insieme a Brahim El Mazoury, ex badante di Gilardi. Anche lui è stato assolto.
La difesa delle giornaliste: “Sentenza ingiusta, faremo appello”
I legali delle due inviate, Federico Giusti e Stefano Tognolo, hanno definito il verdetto “ingiusto”, annunciando un imminente ricorso in appello. Gli avvocati hanno inoltre ricordato come una precedente sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo avesse riconosciuto una violazione del diritto di autodeterminazione di Carlo Gilardi, sostenendo quindi la bontà del lavoro giornalistico svolto.
Subito dopo la sentenza, Nina Palmieri ha commentato in un video registrato davanti al Tribunale di Lecco:
«Siamo convinte di aver fatto bene il nostro lavoro. Non arretriamo di un millimetro. Ricorreremo in appello e ci affidiamo alla giustizia».
Il caso Gilardi: una vicenda complessa
Carlo Gilardi, docente e benefattore noto per aver donato gran parte dei suoi beni alla comunità di Airuno, è morto due anni fa all’età di 93 anni.
La sua gestione patrimoniale e personale era stata affidata all’amministratrice di sostegno Elena Barra, figura che negli anni è finita al centro di interrogativi, contestazioni e polemiche.
L’interesse delle Iene ha amplificato il caso, trasformandolo in un fenomeno mediatico nazionale, alimentando un acceso dibattito sul tema dell’amministrazione di sostegno, dei diritti degli anziani e dei poteri affidati ai tutori.
La sentenza di oggi rappresenta quindi un passaggio importante ma non definitivo: il processo è destinato a proseguire in Corte d’appello, dove si giocherà il prossimo round legale.

