Caso Garlasco… una nuova indiscrezione potrebbe stravolgere le carte in tavola
L’omicidio di Chiara Poggi non è mai davvero uscito dalla cronaca italiana. A distanza di anni, il delitto di Garlasco riemerge con nuovi dettagli che riaprono ferite mai rimarginate e alimentano interrogativi destinati a far discutere ancora a lungo. Al centro di questa nuova fase dell’inchiesta ci sono alcuni indumenti ritrovati in un canale vicino alla villetta di via Pascoli, oggetti rimasti per troppo tempo in una zona grigia, sospesi tra sospetto e oblio.
Vestiti nel canale, un enigma mai chiarito
Per anni quei capi di abbigliamento e quelle scarpe non sono mai stati collegati in modo netto all’omicidio. Nessuna attribuzione certa, nessuna conclusione definitiva. Oggi, però, quegli indumenti tornano sotto i riflettori perché potrebbero avere un peso decisivo alla luce delle nuove analisi di BPA condotte dai RIS di Cagliari. Accertamenti scientifici che, secondo quanto emerso, potrebbero collegare il materiale biologico rinvenuto sulle unghie di Chiara Poggi ad Andrea Sempio, amico del fratello della vittima e attualmente indagato per concorso in omicidio.
Caso Garlasco: la scena davanti alla villetta di via Pascoli
Nelle ricostruzioni torna anche un’immagine che inquieta: Andrea Sempio davanti alla villetta di Garlasco nel giorno dell’omicidio. Un dettaglio che, da solo, non basta a scrivere una verità giudiziaria, ma che inserito nel mosaico delle nuove indagini contribuisce ad alimentare dubbi e domande. Chi c’era davvero, cosa è stato visto e soprattutto cosa non è stato approfondito all’epoca.
Il test mai fatto che pesa come un macigno
A far discutere più di tutto è una scelta investigativa che oggi appare incomprensibile. Il terzo test sugli indumenti, considerato fondamentale per confermare o smentire la presenza di tracce di sangue, non è mai stato eseguito. A ricordarlo è stato il giornalista Giuseppe Brindisi, intervenendo a Mattino 5, spiegando come quegli indumenti griffati, alcune canottiere probabilmente femminili e un paio di scarpe fossero ritenuti sospetti fin dall’inizio, ma non siano mai stati sottoposti all’analisi definitiva.
La distruzione dei reperti e la domanda che resta
Il dettaglio più inquietante arriva dopo. Quegli oggetti oggi non esistono più. Sono stati distrutti. Una decisione che pesa come un’ombra sull’intera vicenda. Perché eliminare reperti che avrebbero potuto chiarire un punto cruciale dell’indagine? Perché rinunciare a una prova potenzialmente decisiva in un caso che ancora divide l’opinione pubblica e la comunità giudiziaria?
Caso Garlasco, una verità ancora incompleta
Il delitto di Chiara Poggi continua a vivere di zone d’ombra, omissioni e scelte che oggi, alla luce delle nuove tecnologie investigative, appaiono difficili da spiegare. Le provette del maxi incidente probatorio, le nuove analisi biologiche e il nome di Andrea Sempio riportano il caso al centro del dibattito nazionale. Ma la distruzione degli indumenti resta una ferita aperta, un punto di non ritorno che potrebbe aver cancellato per sempre una parte della verità.
Il caso Garlasco non è solo una vicenda giudiziaria. È una storia che parla di tempo, di occasioni perse e di risposte mancate. E mentre nuovi dettagli emergono, una domanda continua a rimbombare: cosa avrebbero raccontato quei vestiti, se solo fosse stato fatto l’ultimo test?
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