Cartelle di pagamento in arrivo per le colf e badanti.

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Chi non ha versato tutti i contributi per la collaboratrice o il domestico vedrà presto recapitarsi l’avviso di addebito dell’Inps. L’istituto, infatti, ha terminato la contabilizzazione delle inadempienze accertate al 31 dicembre 2015 e consegnerà i crediti all’agente della riscossione il prossimo 2 dicembre 2016. A spiegarlo è lo stesso ente previdenziale nel messaggio n. 4266/2016. Ricevuto l’avviso, sono due le chance: opporsi oppure pagare. Lavoro domestico. Nella rete dell’Inps è finito, come detto, il lavoro domestico. Si tratta dunque delle famiglie che hanno in carico una colf, una badante o altro domestico per il quale non risultino in regola i versamenti contributivi. Nel messaggio inviato alle proprie sedi territoriali, l’Inps spiega di aver individuato tutte le inadempienze accertate, confermate e contabilizzate entro il 31 dicembre 2015 e di averle rese disponibili in un’apposita procedura telematica. Alla sedi, quindi, dà il compito di procedere a una verifica conclusiva prima dell’elaborazione finalizzata all’infasamento centralizzato che comporterà l’emissione di avvisi di addebito con consegna dei crediti all’agente della riscossione il 2 dicembre. Le inadempienze individuate dall’Inps sono quelle rispondenti a queste caratteristiche (si veda tabella): inadempienze accertate e confermate, per le quali non risultano acquisite domande di dilazione di pagamento; inadempienze confermate con domanda di dilazione revocata, per la quale non risultano pagamenti. Un terzo tipo di inadempienza è quella confermata con presenza di domanda di dilazione per la quale risultano pagamenti parziali: per queste, l’Inps lascia la decisione alle sedi territoriali se procedere o meno al pre-infasamento (per adesso, dunque, non dovrebbero comportare l’emissione dell’avviso di addebito). Che cosa fare? Per prima cosa occorre attendere l’avviso di addebito. La notifica avviene, prioritariamente, in formato telematico, cioè inviato per posta elettronica certificata (Pec), o per mezzo dei messi comunali o agenti della polizia municipale o mediante l’invio di raccomandata con avviso di ricevimento. Ricevuto l’avviso di addebito sono due le vie percorribili: pagare o opporsi. Nel primo caso gli avvisi di addebito vanno pagati entro 60 giorni dalla notifica. In caso di mancato pagamento nel termine, scatta l’esecuzione forzata, senza emissione di cartella di pagamento, da parte dell’agente della riscossione. Peraltro, in caso di mancato o ritardato pagamento, sono dovute anche sanzioni e somme aggiuntive fino alla data del pagamento, mentre all’agente della riscossione spetta l’aggio, interamente a carico del debitore, e il rimborso delle spese relative alle procedure esecutive. In alternativa, ci si può opporre all’avviso di addebito, entro 40 giorni dalla notifica, davanti al Tribunale in funzione di giudice de lavoro, nella cui circoscrizione si trova la sede dell’Inps che ha emesso l’avviso.

da “Italia Oggi”